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Progetto Raphael

Conferenze Online del Progetto Raphael

INCONTRO n° 61

"L'ombelico del mondo"

Il concetto di "ombelico del mondo" (in greco omphalos, in latino umbiliculus) racchiude il significato di centro sacro della Terra, punto di incontro tra cielo, terra e mondo ctonio (sotterraneo, gli inferi), luogo dove ha avuto origine la creazione e dove è possibile incontrare la divinità (il numinoso, in termini psicologici).
A livello simbolico molti sono gli aspetti che tale luogo mitico riveste: la Montagna Cosmica, l'axis mundi, l'Albero Cosmico, l'Isola Benedetta, la Città Sacra. Più precisamente l'umbiliculus è quel punto preciso ove l'asse immaginario del mondo (axis mundi) ricongiunge il Cielo alla Terra e la Terra agli Inferi; non di rado nell'antichità veniva fatto coincidere con una città (nota è la definizione di Roma come Caput Mundi o la valenza della Città Imperiale di Pechino per i cinesi o ancora l'importanza di Gerusalemme per le tre più grandi religioni monoteiste del pianeta).

L'eroe della tradizione (ved. incontro n° 22), e l'iniziato stesso, partono nella loro avventura proprio alla ricerca di questo centro, l'unico luogo dove risiede il "premio in grado di ristorare il mondo" (che sia il Sacro Graal, o la pietra filosofale, o altro ancora).
Chiaramente non è un luogo esteriore, sebbene ogni tempio ed ogni luogo sacro ne siano una rappresentazione (poiché in realtà è ubiquo) bensì è un luogo/non-luogo interiore, portale di connessione tra l'umano e il divino, una sorta di stargate iniziatico che connette la dimensione terrena a quella cosmica (galattica).
E' da questo centro universale (atemporale) che scaturisce e fluisce la Vita e tutto il suo mistero (il Luogo Immutabile nella leggenda del Buddha), l'eroe che lo conquista rappresenta il funicolo ombelicale in grado di alimentare l'universo temporale, infatti la creazione continua a ricevere nutrimento vitale solo se viene mantenuto il legame con la sorgente originaria della Vita stessa.

Spesso è una montagna a segnare l'ombelico del mondo, attraversata dall'axis mundi (che integra i tre mondi, superiore, intermedio e inferiore): per gli antichi greci era il Monte Olimpo, nei miti nordici l'Himingsbjorg (la Montagna Celeste, dalla cui vetta sgorga un arcobaleno che unisce la terra al cielo), per gli indiani il Monte Kailas da cui sgorgano i maggiori fiumi sacri, per gli ebrei era il Monte Sion e per i cristiani il Golgota (lett. cranio, luogo della crocifissione di Gesù ma anche della creazione di Adamo), ed ancora... i babilonesi raffigurarono la montagna primigenia nello Ziggurat di Ur (tale montagna esisteva prima della creazione e si era levata dal vasto mare primordiale), mentre gli antichi egizi la rappresentarono con la Grande Piramide (sede delle iniziazioni maggiori).

Simbolicamente raggiungere questo luogo significa trovare il "centro di gravità permanente" di gurdjieffiana memoria (reso famoso dalla celebre canzone di Battiato), che i maestri sufi - i dervisci danzanti - cercano ancora oggi di raggiungere tramite una vorticosa danza rotatoria, che li porta a perdere tutti i punti di riferimenti esteriori nella speranza di incontrare questo ambito centro, in pratica il centro dell'Essere (per il Sufismo ved. incontro n° 101).

In effetti per essere centrati - e a maggior ragione per essere "permanentemente" centrati - il passaggio obbligato è quello di perdere completamente l'orientamento precedente (l'ordine che nasce dal caos), e difatti un altro antichissimo simbolo, con cui si raffigura il cammino di ricerca di questo centro universale, è proprio quello del labirinto.
E' interessante notare che anche a livello anatomico l'ombelico umano, da cui attingiamo la linfa vitale in fase uterina, corrisponde abbastanza precisamente con il centro di gravità dell'organismo adulto. Esattamente tale centro gravitazionale si trova tre dita traverse sotto l'ombelico e due dita traverse all'interno, in quel punto che gli orientali definiscono tan tien (in cinese, detto anche Oceano dell'Energia) o tanden (in giapponese) e che - guarda caso- è considerato il punto focale dell'energia vitale nel corpo (la pratica del suicidio rituale dei samurai prevedeva, non a caso, il taglio - kiri - del ventre - hara -, e non quello di altre parti vitali dell'organismo).
Nella pratica marziale (ad es. nell'Aikido di Morihei Ueshiba) quel centro è definito punto-unico, e solo portando lì tutta la nostra attenzione e concentrazione riusciremo a raggiungere quell'unione di mente e corpo che è il fine stesso della pratica.

Negli antichi centri oracolari greci (quali Delfi, Dodona, Delo) vi era sempre una pietra-ombelico di forma ovale che li caratterizzava (chiamata, appunto, omphalos), e non a caso questi luoghi, dove si realizzava la giunzione tra l'orizzontale e il verticale, venivano definiti "ombelichi del mondo". Nei centri più importanti sopra la pietra ovale si disegnava una croce, spesso inscritta in un cerchio, che già in ambito pre-cristiano era simbolo dei luoghi sacri dove avveniva il contatto numinoso. La Pizia (pitonessa), la sacerdotessa oracolare di Delfi, eseguiva la sua predizione aspirando il vapore che usciva da una fessura nel suolo presso l'omphalos, situato sopra la tomba del serpente Pitone e sopra l'abisso dal quale si riversarono le acque del diluvio di Deucalione.

Raggiungere questo centro significa raggiungere la coincidentia oppositorum, realizzare l'unione con il proprio Sé e dunque la dimensione dell'immortalità (come tra le vette inviolate del Tibet si cela Shangri-La, mitica valle in cui il tempo si ferma, così nella fiaba di Peter Pan si parla di un'Isola Che Non C'è in cui i fanciulli - l'innocenza originaria dell'essere - non invecchiano più, e d'altronde... solo un fanciullo può credere a una simile favola!).

Per approfondire www.acam.it/sovereto.htm


"Montagna Sacra"
di Julien Ries
(Ed. Jaca Book)



"Simboli Sacri - Popoli,
Religioni, Misteri"

di Robert Adkinson
(Ed. L'Ippocampo)



"Simboli della Scienza Sacra"
di René Guénon
(Adelphi Edizioni)


 

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