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Progetto Raphael

Conferenze Online del Progetto Raphael

INCONTRO n° 89

"Le Fate"

Le Fate sono elementali molto particolari, se volessimo associarle ad un elemento forse potremmo associarle all'etere, cioè al quinto e più sottile e vitale degli elementi di Natura (che non a caso nella MTC corrisponde al legno, cioè alla materia vivente, al principio stesso del bios), ed è certo che vi è una stretta correlazione tra le Fate e i fiori. Si dice che ogni fiore sia associato ad una piccola fatina, che ne rappresenta la sua più intima quintessenza energetica, ed è per questo che in un prato dovremmo cercare di salvaguardare i fiori, in modo da poter fornire un supporto formale (cioè una possibilità di collegarsi ai mondi della forma) a questi piccoli abitatori dell'etere.

Genericamente c'è chi definisce come Popolo Fatato tutto il Piccolo Popolo degli elementali (in inglese il Regno Fatato è detto Fairy) e distingue quindi fate dell'aria, dell'acqua, della terra e del fuoco.
Il termine "Fata" probabilmente deriva dall'antico "faunoe" o "fatuoe", che significa creatura selvatica, abitante del mondo naturale, ma anche dal latino "fatum", cioè destino (termine tradizionalmente associato alle tre Parche, le divinità che "filavano" la nascita, la vita e la morte degli esseri). La tradizione popolare insegna che le fate abitano per lo più nei boschi e che solo a determinate ore escono allo scoperto per danzare e divertirsi vicino a fonti, ruscelli, in prati o radure isolate e comunque in luoghi il più possibile incontaminati dalla presenza degli uomini.

Le Fate sono solite danzare all'interno dei cosiddetti 'Cerchi delle Fate', il loro canto è al tempo stesso meraviglioso e triste, e può indurre un essere umano a cercare di raggiungerlo, ma attenzione... oltrepassare un Cerchio delle Fate senza un forte esercizio interiore può mettere nell'impossibilità di ritornare nella realtà ordinaria, così i baci, il cibo e le bevande delle Fate possono assoggettare per sempre un uomo e ridurlo in una sorta di schiavitù eterna nel loro mondo.

Entrare in un cerchio fatato obbliga ad unirsi alle danze, talora estremamente frenetiche, di queste creature, e sebbene possa sembrare di star danzando solo da qualche minuto o da qualche ora, nel mondo ordinario possono essere passati mesi o anni. Un uomo intrappolato in una siffatta situazione può essere salvato da un amico se questi riesce a restare con un piede fuori dal cerchio (magari trattenuto per i vestiti da altri amici completamente fuori dall'area fatata) ed allungando le mani all'interno e seguendo la musica arrivi ad afferrare l'incauto danzatore e a tirarlo fuori.
Geoffrey Hodson (nel suo "Il Regno degli Dei" - Bresci Editore) ci illustra un suo esperimento in cui si è lasciato ammaliare volontariamente - per un certo tempo - dal canto e dal fascino di una fata altamente evoluta, associata ad una siepe di rose selvatiche. Questa creatura era particolarmente seducente, alta circa un metro e venti, con una veste aurica trasparente che irradiava un luminoso rosa pallido, del verde pallido, lavanda e grigio-azzurro, era in uno stato di felicità esaltata e lo invitava ad unirsi a lei e ad abbandonare il mondo degli uomini: per un certo tempo Hodson rimase come inconsapevole del proprio corpo e poté condividere una felicità gioiosa, radiosa e spensierata che si dice sia la condizione permanente in quelle dimensioni, fino a che non decise di rientrare nella dimensione umana ordinaria, rendendosi conto al tempo stesso di come sia in effetti pericoloso un contatto prolungato con tale realtà.La possibilità di vedere le Fate, a meno di non essere un chiaroveggente (in inglese un fey), origina dalla loro capacità di condensare il proprio veicolo eterico fino a renderlo visualizzabile da occhi fisici; nel 1917 a Cottingley nello Yorkshire in Inghilterra, delle Fate si fecero addirittura fotografare da due ragazzine loro compagne di giochi (episodio reso famoso dallo scrittore Sir Artur Conan-Doyle, ved. foto nella pagina). Hodson trascorse qualche settimana con la famiglia delle ragazzine e a suo parere le fotografie sono autentiche in quanto ha potuto accertare la chiaroveggenza delle bimbe e la presenza di Fate identiche a quelle delle foto nei boschi della contea.


Un prato ricoperto di campanule o primule, grosse famiglie di Amanita muscaria oppure cespugli di biancospino su una collina sono indizi sicuri della presenza delle Fate, ed è prudente non invadere mai un luogo scelto dalle Fate per vivere o per divertirsi, poiché potremmo essere bersagliati da avvenimenti infausti generati dal loro disappunto. La tradizione popolare attribuisce poteri molto grandi alle Fate, dalla capacità di trasformarsi e cambiare aspetto a quella di creare oggetti dal nulla o di fare un incantesimo di bellezza (glamour) su oggetti o luoghi, dalla capacità di apparire e scomparire velocemente - magari teletrasportandosi in un altro luogo - a quella di fermare lo scorrere del tempo; le Fate possono distribuire fortuna e buona sorte agli esseri umani o, al contrario, influenzarne negativamente il destino. Sono esseri molto sensibili e permalosi che vanno in collera facilmente se irritati, ad es. mai uccidere un animale nel loro territorio. . Se una fata sceglie di rivelarsi non seguitela mai di nascosto all'interno del suo regno e soprattutto declinate gentilmente ogni offerta se doveste trovarvi nel loro territorio, prendetela sempre in dovuta considerazione ma non cercate di toccarla soprattutto non unitevi alle danze. Esistono molte gerarchie fatate, e se per lo più sono esseri capricciosi ma buoni, esistono anche delle Fate particolarmente malvagie, rese ancora più pericolose quando si manifestano con un aspetto affascinante e seducente.

 

Per approfondire potete leggere le numerose testimonianze (straordinarie!) di avvistamenti su www.bryonia.it


"Nel Regno delle Fate"
di Dora Van Gelder
(Armenia Edizioni)



"Fate Nordiche, Francesi e
Medioevali"

di Thomas Keightley
(Elfi Edizioni)



"Fate e Creature Magiche"
di Cassandra Eason
(Venexia Edizioni)


 

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