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Progetto Raphael

Conferenze Online del Progetto Raphael

INCONTRO n° 106

"Le Arti Marziali orientali"


Le Arti Marziali sono state concepite come strumenti estremamente efficaci per sottomettere un avversario durante un combattimento in cui è a rischio la vita, ma con il tempo le Arti Marziali - specificatamente quelle orientali - si sono evolute in strumenti di profonda trasformazione interiore: non esiste più la lotta contro un avversario esterno, bensì il confronto con le proprie zone di ombra.

Nelle Arti Marziali più elevate viene sviluppato l'amore per la bellezza interiore ed un completo rispetto per tutte le forme di vita, viene insegnato come vincere senza combattere, come cedere senza subire e come andare oltre i propri istinti aggressivi: sono vie spirituali di realizzazione ed integrazione dell'individuo: la meta finale è sempre la scoperta della Vera Natura del Sé, attraverso la completa armonizzazione di tutti i livelli dell'essere.

Tradizionalmente la Cina è ritenuta la culla delle Arti marziali e la loro nascita è connessa al Tempio di Shaolin (lett: giovane foresta) e alla leggendaria figura del monaco indiano Bodhidharma.
Il monastero di Shaolin, fondato intorno al 500 d.C. (Shaolin in Mandarino, SiLum in Cantonese, Shorinji in Giapponese - da cui lo stile Shorinji Kempo), venne scelto come propria dimora per la diffusione del Buddhismo Chan (in giapponese Zen) da Bodhidharma (Ta-Mo in cinese, Daruma in giapponese) del quale si narra che visse ben nove anni in meditazione solitaria dentro una grotta col viso rivolto verso la parete "ad ascoltare le voci delle formiche". Nel Tempio di Shaolin Bodhidharma codificò 18 esercizi per riarmonizzare il corpo, in quanto osservò che i monaci avevano il fisico eccessivamente debilitato dalle lunghe ore di meditazione; con il tempo i monaci affinarono sempre di più le loro capacità marziali anche per difendersi dai briganti (e non di rado venivano chiamati a difesa dei poveri e dei deboli), divennero così dei guerrieri temuti e rispettati e nacquero vari stili basati sull'osservazione del comportamento degli animali (in particolare della Tigre, del Drago, del Leopardo, della Gru, e del Serpente).
Verso il 1640, sotto la dinastia Ching, il tempio fu sopraffatto ed incendiato ed i pochi monaci sopravvissuti dispersi, fu così che i loro stili furono divulgati in tutta la Cina. Recentemente, dopo la rivoluzione culturale comunista, molti maestri sono fuggiti dalla Cina spostandosi sia in paesi vicini, Taiwan, Hong Kong che lontani America ed Europa, contribuendo alla diffusione internazionale delle Arti Marziali orientali.

In Occidente al giorno d'oggi si tende ad indicare con il termine Kung Fu l'insieme delle arti marziali cinesi, ma sarebbe più corretto utilizzare la forma completa "Kung Fu Wu Shu", in quanto Kung Fu (che deriva da Gong Fu) ha il significato generico di "abilità acquisita con fatica", che può essere attribuito a molte arti, mentre il termine "Wu Shu" significa letteralmente Arte Marziale ed indica l'insieme delle arti marziali cinesi.
In effetti oggigiorno il termine "Wu Shu" non è più utilizzato per indicare le Arti Marziali nella loro completezza fisica e spirituale, bensì un insieme di tecniche codificate dalla Repubblica Popolare Cinese (1949 ), note anche come Wushu moderno, che per lo più sono orientate a scopi competitivi (profanizzazione di una via sacra).

Il Kung Fu può essere diviso in stili esterni (Waija) maggiormente basati su concetti di derivazione buddhista e su un forte impegno muscolare, e in stili interni (Neija), basati principalmente sulle teorie taoiste e sulla cedevolezza ed il rilassamento psicofisico. Stili esterni di ampia diffusione sono lo Shaolinquan, il Bajiquan, il Changquan, l'Hung Gar, il Tang Lang, il Nanquan e tutti gli stili in cui è prevalente la componente atletica; stili interni sono ad esempio il Taijiquan (o Tai Chi Chuan), il Bagua (Pa Kua) e lo Xingyi.

Come Bodhidharma è legato alla nascita delle Arti Marziali "Esterne", di matrice buddhista, parimenti abbiamo una figura leggendaria a cui la tradizione taoista attribuisce la nascita delle Arti Marziali "Interne" (in particolare del Tai Chi Chuan): Chang San Feng del quale si dice che avesse 5 occupazioni privilegiate: danzare con la spada sotto la luna (per richiamare l'energia), leggere i classici nelle notti di pioggia (per pulire la mente), scalare le montagne nelle notti ventose (per allungare il respiro), praticare il tai chi nelle notti buie (per aumentare il vigore), e meditare a mezzanotte (per raggiungere l'illuminazione).


La cultura delle Arti Marziali è propria di molti paesi asiatici ed ogni stile marziale è il frutto di una specifica area geografica (e ne mantiene la matrice culturale): come già abbiamo visto dalla Cina proviene il Kung Fu nei suoi vari stili, dall'isola di Okinawa (Giappone) il Kobudo e il Karate negli stili Shorin-ryu e Goju-ryu, dalla Corea il Tae Kwon Do, il Tang Soo Do e l'Hwarang Do, dalla Thailandia il Mui Thai, dalle Filippine l'Escrima, l'Arnis e il Kali, mentre ancora dal Giappone originano il Judo, il Jujitsu, l'Aikido, il Karate negli stili Shotokan, Wado-ryu e Shito-ryu, il Ninjitsu e il Kendo che sempre maggior diffusione trovano in Europa ed in America.

Per ciò che riguarda le Arti Marziali giapponesi si definisce Budo (Via Marziale) l'insieme delle arti moderne il cui fine non è più la vittoria in battaglia, ma la vittoria su se stessi (Do significa "via" intesa come "percorso di crescita interiore"), mentre mantengono ancora una matrice pratica le arti che terminano con il suffisso jitsu (o jutsu, che significa "arte" intesa come "abilità"). Per mettere in rilievo la finalità spirituale del Budo il Maestro Morirei Ueshiba, fondatore dell'aikido, era solito dire "Chi anela ad imparare l'Aikido deve dapprima indagare il suo spirito. Se il suo cuore non è sincero non raggiungerà mai la Via".
Il Bushido (da Bushi: guerriero) era invece l'antica via giapponese del samurai, e tutte le Arti Marziali giapponesi, in misura maggiore o minore, si rifanno ad essa, nell'incontro n° 107 ne approfondiamo la filosofia in quanto ancora attuale ed applicabile alle varie difficoltà del quotidiano.


"I Segreti delle Arti Marziali"
di Stefano Di Marino
(De Vecchi Edizioni)



"Shaolin - Alle Origini dello
Zen e del Kung Fu"

di Herve Bruhat
(Ed. L'Ippocampo)



"Ksatriya - Dharma"
di Muraricaitanya Dasa
(Om Edizioni)


 

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