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Progetto Raphael

Conferenze Online del Progetto Raphael

INCONTRO n° 107

"Il Bushido"


"Un soldato dovrebbe seguire internamente la via della carità
ed esternamente quella del coraggio;
quindi il monaco impari dal soldato il coraggio e il soldato impari dal monaco la carità".

Bushido in giapponese significa, letteralmente, "Via del Guerriero" (Bushi: guerriero - Do: via), il Bushido rappresentava dunque il codice d'onore dei Samurai, cioè della casta guerriera nel Giappone feudale, e ne guidava tutti gli aspetti dell'esistenza.
Il termine Samurai (lett. "servitore") comparve per la prima volta durante il periodo Heian (794-1185) ad indicare i membri dell'aristocrazia di provincia che si armarono con eserciti personali per difendere i propri possedimenti agricoli, successivamente i Samurai divennero la struttura portante del Bakufu, il governo giapponese (la cui massima carica era ricoperta dallo Shogun), sia come guerrieri che come amministratori, ed infine a partire dal XVI secolo nacque la figura del Samurai come la conosciamo oggi, cioè del guerriero legato al proprio signore da uno stretto vincolo di fedeltà e mantenuto all'interno del feudo. Il Samurai era talmente legato al proprio signore, per il quale stilava un vero e proprio "patto di sangue", che alla morte di questi diventava un Ronin (un Samurai errante, lett. "Uomo onda"). Con l'avvento della Restaurazione Meiji (1876), che avviò il Giappone all'era moderna, i Samurai scomparvero dalla storia del Paese del Sol Levante e del Bushido rimase una sorta di venerazione celebrativa, che confluì poi nella pratica delle Arti Marziali moderne (il Budo).

Il Bushido quale codice del samurai venne messo per iscritto nel famoso testo Hagakure ("All'ombra delle foglie") da Tsuramoto Tashiro, il quale raccolse le regole del monaco-samurai Yamamoto Tsunemoto (1659-1719); ritroviamo in questo codice comportamentale principi di ispirazione buddista, scintoista, taoista e confuciana (derivanti dalle teorie di Confucio), ma ciò che più influenzò il Bushido sono certamente i precetti Zen con cui si fuse strettamente.

La vera forza di un Samurai non risiedeva nell'abilità tecnica (pur elevatissima) ma nella fermezza interiore e nel distacco; un Samurai non giocava mai con la propria o l'altrui vita, non si esponeva sconsideratamente a pericoli inutili (mediante il distacco dalla morte apprendeva il vero valore della vita, ma la vita restava comunque un qualcosa da proteggere perché rispecchiante l'armonia del cosmo); un samurai non provava né avversione né timore per l'avversario, anzi lo rispettava completamente.
L'intera esistenza di un bushi veniva messa in discussione ad ogni singolo colpo del combattimento (ogni colpo è uno) ed in ciò si può cogliere tutta l'essenza della saggezza del Samurai: ogni colpo, infatti, racchiude il senso del presente, del passato e del futuro essendo un istante atemporale. La conquista della presenza di spirito necessaria per essere veramente nel "qui ed ora" si otteneva mediante il distacco completo da qualunque attaccamento, in primis dall'attaccamento alla vita fisica, ed ecco perché la Via del Samurai era e resta una via spirituale: il confronto costante con le tematiche di vita e di morte porta il Samurai a trascenderle completamente.
La morte migliore per un Samurai era quella nel pieno delle forze manifestando coraggio ed onore, come fa il fiore del ciliegio quando si stacca dall'albero nella sua totale integrità ("Hana wa sakura gi - Hito wa bushi": il migliore dei fiori il ciliegio, il migliore degli uomini il samurai).

Il Samurai doveva possedere: senso del dovere (Giri), risolutezza (Shiki), generosità (Ansha), fermezza d'animo (Fudo), magnanimità (Doryo) e umanità (Ninyo) e rispettare rigorosamente i seguenti sette punti: Chi: saggezza e giusta decisione/ Yu: valore e coraggio/ Jin: amore universale, benevolenza verso l'umanità/ Rei: retto comportamento/ Makoto: sincerità totale/ Meryo: onore e gloria/ Chugi: lealtà e devozione.

Tutte le arti marziali giapponesi moderne derivano la loro etica dal Bushido e ne racchiudono l'evoluzione storica: da codice legato alla sopravvivenza in combattimento, a forma celebrativa del passato nel momento in cui il Giappone consolida uno stato di pace ed infine ad esclusiva via evolutiva interiore (evoluzione rispecchiata nelle tre componenti delle arti marziali = Waza: la tecnica/ Kata: la forma rituale/ Do: i principi morali e trascendenti).
Una persona che può ben rappresentare l'essenza del Samurai è Miyamoto Musashi (1584-1645), il più grande maestro di spada del suo tempo in Giappone (durante la sua avventurosa vita combatté più di 60 duelli senza mai perderne uno).
Nel 1643 Musashi si ritira in isolamento per due anni in una caverna e qui scrive il "Libro dei Cinque Anelli" (il libro della terra, dell'acqua, del fuoco, dell'aria e del vuoto), in cui racchiude la completezza della sua arte come stratega e come combattente, principi che lo stesso Musashi considerava fossero da applicarsi nella vita di tutti i giorni in ogni campo.
Scrive Miyamoto Musashi nel "Libro dei Cinque Anelli": "Finché uno resta ignaro della vera Via è convinto di essere nel giusto perché crede nell'insegnamento di Buddha, o in qualsiasi altra fede del mondo. Ma quando assume il punto di vista della vera Via e vede la realtà del mondo dalla giusta prospettiva, si accorge quanto divergano quelle vedute a causa dei pregiudizi dell'individuo e delle errate posizioni di partenza. Giungi alla corretta considerazione prendendo per base la sincerità di spirito e l'onestà interiore; pratica Heiho (à la Via del Guerriero) quotidianamente; sforzati di percepire correttamente e chiaramente la realtà. Fai di Ku (il vuoto - la vacuità) la tua Via e che la tua Via sia Ku."

Per approfondire:
www.scuolainteriore.it/samurai/samurai_indice.htm


"Bushido"
di Inazo Nitobe
(Sanno-Kai Edizioni)



"Il Codice del Samurai"
di A.L. Sadler
(Mediterranee Edizioni)



"Kyudo - L'essenza e la pratica dell'Arceria giapponese"
H.Onuma, D. e J. De Prospero
(Mediterranee Edizioni)


 

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