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Progetto Raphael

Conferenze Online del Progetto Raphael

INCONTRO n° 114

"L'energia del drago"


Il drago (o dragone) è una creatura diffusa in moltissime mitologie e culture; la rappresentazione più diffusa in Occidente, sviluppatasi soprattutto nell'iconografia medievale, è quella del rettile coperto di scaglie, con lungo collo e lunga coda, ali di pipistrello e possenti fauci dalle quali la bestia è in grado di sputare getti di fuoco.
I draghi sono tuttavia mostri molto più antichi, si ritrovano ad es. presso gli antichi Egizi, i Sumeri e i Greci (Ercole nella "seconda fatica" affronta l'idra di Lerna www.edicolaweb.net/luci024a.htm).

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Il simbolo del drago ha un fortissimo impatto sulla psiche; suscita paure ancestrali (forse ricordo filogenetico dell'epoca dei dinosauri) ma anche fascino ed ammirazione, a livello esoterico racchiude la simbologia dei piani di potenze, sia nel loro aspetto distruttivo che in quello di potenzialità da trasformare e padroneggiare per metterle al servizio della coscienza.

In Europa la figura del drago è di solito connessa al ruolo del divoratore - spesso con sacrifici umani - e del guardiano o custode di qualche tesoro, ruolo questo, che si accentua soprattutto nell'epoca cavalleresca, dove l'eroe che uccide il drago solitamente salva qualche donzella o qualche popolazione oppressa e si appropria del tesoro custodito.
Nel simbolismo cristiano i draghi sono spesso considerate creature del diavolo ( "drago rosso" o "antico serpente"), diventando simbolo e incarnazione del male da abbattere, come fanno appunto San Giorgio e San Michele Arcangelo; eppure anche nel Cristianesimo esiste un'accezione positiva per i draghi i Serafini sono detti "draghi alati" o "serpenti fiammeggianti".

Il drago compartecipa dei quattro elementi: può essere creatura terrestre o sotterranea (ctonia), acquatica, aerea ed è certamente connessa al fuoco.
Terra: a questo elemento si ricollega l'abitare in grotte sotterranee, l'attitudine a custodire tesori nascosti e regni nascosti (è dunque custode del segreto e del sacro e "divoratore" di chi vuol profanare tale segreto senza esserne degno).
Acqua: nella mitologia babilonese, la figura del mostro Tiamat è la personificazione della potenza caotica dell'oceano primordiale vinta e uccisa dal dio Marduk, che ne taglia in due il corpo e crea il mondo. Il drago acqueo, sinuoso e umido, è terribile e al tempo stesso materno; è il caos informe dal quale nasce la vita e che pure bisogna domare, ordinare, razionalizzare, cioè "uccidere", affinché la vita si possa sviluppare (nell'alchimia è il "serpente mercuriale" che si forma nell'acqua e divora se stesso), in tal modo l''eroe uccisore del drago diventa l'iniziato vincitore del disordine. Il drago appare molto legato al simbolismo sessuale, notturno e femmineo che è proprio dell'elemento acqua (ved. il serpente simbolo della tentazione e la pothnia theròn mediterranea - "Signora degli Animali" - raffigurata come Signora dei Serpenti).
Aria: il drago è spesso provvisto di ali e vola, dominando dall'alto le terre. Nel mito tolteco ed azteco di Quetzalcoatl si parla di un "Serpente Piumato" portatore di conoscenza e maestro di sapienza, simbolo di morte e resurrezione, che aveva come attributo anche quello di "Dio del vento" (quetzal = uccello). I benefici draghi cinesi rappresentano le nubi, il tuono, la pioggia e sono signori del tempo e dell' anno.
Fuoco: il soffiare fuoco è un attributo frequente che ne conferma il carattere ambivalente: fecondatore e distruttore.

Ecco quindi che emerge la complessità della figura del drago (polivalente e polisignificante): mostro divoratore, ma anche rigeneratore; immagine del caos primordiale, signore degli stati istintuali-inferici dell'animo e potenza ancestrale (nell'immaginario di alcune tradizioni arcaiche il drago avvolge nelle sue spire l'intero cosmo); progenitore di vita umana (nella mitologia greca Cadmo uccide il drago che sta a guardia della Fonte Castalia e ne semina in terra i denti, dai quali nascono immediatamente uomini armati); protettore della nazione nella tradizione imperiale cinese ed in quella celtica e germanica (il "draco normannicus" era spesso raffigurato sugli scudi dei guerrieri nordici).

Come riportato nell'interessante articolo di Franco Cardini su
www.airesis.net/IlGiardinoDeiMagi/Giardino%201/cardini_drago_5.htm:

"Ciascuno di noi ha il suo drago da abbattere: per questo il Drachenkampf (lett. "battaglia con il drago"), la vittoria su se stessi e sulle pulsioni più abbiette dell'io, diviene un momento centrale del "processo d'individuazione" proposto da Carl Gustav Jung. Tale battaglia, volta alla conquista del tesoro che sta nel fondo di noi stessi, è però, appunto perché tale, una iniziazione. Nella Sigurdhsaga, per questo, il cuore e il sangue del drago Fafnir, ingeriti dal vincitore Sigurdh, gli daranno il dono di intendere il linguaggio degli uccelli: (N.d.R. da notare che nella Tradizione spesso gli uccelli sono associati agli iniziati) cioè gli procureranno la sapienza che deriva dalla vittoria su se stessi e sulla parte più oscura e ferina di sé.
Mostro ma anche maestro, il drago si sacrifica rivelando al suo uccisore - che perciò è anche suo allievo, e quindi, ritualmente, suo figlio - il segreto profondo dell' essere. L'iniziazione termina con la morte dell'iniziatore e con il suo rivivere - attraverso l'ingestione del cuore e del sangue - nell'iniziato. E l'eroe sa bene che affrontare il "suo" drago significa guerreggiare con se stesso, suicidarsi come uomo vecchio per risorgere come Uomo Nuovo."


IL DRAGO CINESE è un animale con precisi attributi divini: capace di chiamare il vento e la pioggia, di controllare le forze naturali, è un assistente in battaglia ed il mezzo di trasporto degli abitanti del cielo ("Il drago era il re di tutte le creature ricoperte da squame, saliva al cielo nell'equinozio di primavera e discendeva verso l'abisso profondo nell'equinozio d'autunno"). Assieme alla tigre bianca, alla fenice rossa, e alla tartaruga nera, il drago (verde) era considerato simbolo di fortuna e prosperità, guardiano della direzione dell'Ovest. A partire dal III-II sec. a.C. assunse per lo più il significato di antenato del clan dominante e quindi simbolo del potere imperiale.

Il drago imperiale tradizionale, detto long, è un enorme sauro dalla testa cornuta (leonina) con lunghi baffi, dal corpo agile, squamoso e munito di quattro zampe dotate ciascuna di cinque artigli possenti; tale creatura era in grado di dominare gli elementi ostili allo sviluppo della vita e per questo protettrice della vita stessa.

  • Draghi celesti (imperiali): di colore verde molto chiaro, erano a guardia del cielo ed erano gli unici ad avere 5 artigli per zampa;
  • Draghi spirituali: di colore azzurro, erano i più venerati in quanto guardiani del vento, delle nuvole e dell'acqua, e quindi da loro dipendeva il raccolto dei contadini;
  • Draghi terrestri: di colore verde smeraldo, erano i guardiani dei corsi d'acqua, regolandone il flusso e vivendo nelle profondità dei fiumi;
  • Draghi sotterranei: di colore dorato, erano i custodi di grandi ed immensi tesori e dispensatori di felicità eterna;
  • Draghi rossi e Draghi neri: creature violente e bellicose, che si scontravano continuamente nell'aria causando con la loro energia violente tempeste.

Per approfondire: www.drawol.it/Htm/leg-greche.htm


"Il Drago - I Simboli"
Daniel Beresniak, Michel Random
(Mediterranee Edizioni)



"Sotto l'Occhio del Drago"
Xavier Besse, Alexia Sabatier
(L'Ippocampo)



"La Forza sessuale o il Drago alato"
di Omraam Michaël Aïvanhov
(Prosveta Edizioni)


 

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