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Progetto Raphael

Conferenze Online del Progetto Raphael

INCONTRO n° 159

"Il culto misterico di Demetra"

I Misteri Eleusini sono dedicati a Demetra - Dea delle messi - e a sua figlia Persefone (o Kore, in greco "fanciulla"), conosciute presso i latini come Cerere e Proserpina; il loro mito fa preciso riferimento al succedersi delle stagioni e al risorgere della vita dopo il freddo invernale e quindi - simbolicamente - all'immortalità dell'essere al di là della morte. Il culto misterico di Demetra, a differenza degli altri culti, aveva una sua precisa dimensione di ufficialità: le cerimonie pubbliche venivano celebrate sotto il controllo di Atene a febbraio-marzo (Piccoli Misteri) e a settembre-ottobre (Grandi Misteri); la sua importanza, la sua diffusione e la sua durata nel tempo superarono di gran lungo quelle degli altri Misteri.

IL MITO

L'omerico "Inno a Demetra" ci narra la storia della bellissima Persefone che viene rapita da Ade e portata nel suo regno d'Oltretomba in quanto follemente innamorato di lei. La fanciulla cerca di implorare Zeus di salvarla ma ignora che era stato proprio Zeus ad aiutare il fratello Ade nel rapimento. Demetra inizia allora a cercare la figlia scomparsa e solo dopo lungo peregrinare, accompagnata da Hekates (la Dea dei tre mondi, che aveva sentito Persefone invocare aiuto), apprende da Helios - il Sole - la dinamica del rapimento.
Adirata contro Zeus, Demetra decide allora di non assolvere più i suoi divini compiti e scende tra gli uomini fermandosi ad Eleusi, qui - resasi irriconoscibile - diventa governante del figlio de Re, il piccolo Demofonte. La Dea accudisce Demofonte, che cresce senza mangiare né bere, e per cercare di purificarlo dalla sua natura mortale lo espone ogni notte alla forza del fuoco. Una notte la madre Metanira entra nella stanza e vedendo il proprio figlio nel fuoco inizia a gridare, la Dea allora si infuria contro la stoltezza umana - poiché l'avventatezza materna condannerà per sempre il figlio alla mortalità - e si rivela nella sua vera essenza ordinando che venga eretto un santuario in suo onore.
Appena il tempio è pronto la Dea si siede lì, lontana dall'Olimpo, e la terra diventa sempre più arida e sterile, costringendo Zeus ad inviare Hermes nell'Oltretomba per ordinare ad Ade di liberare Persefone. La fanciulla può così tornare dalla madre, ma poiché ella accetta un chicco di melograno da parte dell'astuto Ade, le viene impedito di soggiornare per sempre nei mondi della luce. Zeus decreta così che in una parte dell'anno (Autunno ed Inverno) sarebbe stata la Regine dell'Oltretomba e per la parte restante (Primavera ed Estate) sarebbe tornata in superficie assicurando l'alternarsi delle stagioni ed il rinnovo della Vita.

L'INIZIAZIONE

Le cerimonie iniziatiche erano chiaramente tenute sotto il più stretto riserbo e venivano officiate in un locale debitamente dedicato (il telestérion); dell'esperienza dell'iniziazione ai Misteri di Demetra Pindaro scrive: "Beato colui che, dopo aver visto simile cosa, arriva sotto terra: egli sa della fine della vita e del suo inizio dato da Zeus"; anche Cicerone afferma che in tale esperienza si arrivavano a conoscere i principi della vita e della morte! Poteva ricevere l'iniziazione ai Misteri chiunque - uomo o donna - parlasse la lingua greca e fosse puro da crimini; il telos (lo scopo dell'iniziazione) si raggiungeva per epopteia, cioè tramite una visione suprema che giungeva solo con la seconda iniziazione, quella ai Grandi Misteri. Nei Piccoli Misteri di Primavera, infatti, il mystes subiva un processo di purificazione e di preparazione - in cui ci si affidava alla Dea abbandonando la propria visione egoica - per prepararsi ai Grandi Misteri autunnali, in cui arriverà a confrontarsi direttamente con la morte dovendo risorgere a nuova vita.

Leggiamo nel Dizionario Esoterico di www.esonet.org:

L'iniziazione eleusina comprendeva due riti: il primo detto della "Comunione" ed il secondo denominato "Generazione". Il primo era preceduto da un digiuno purificatore di nove giorni, durante il quale l'aspirante si nutriva bevendo esclusivamente una bevanda sacra fatta di erbe. Gli iniziati ai Misteri Eleusini si distinguevano in "Mystis", praticanti i Piccoli Misteri, ed in "Epopti" che praticavano i Grandi Misteri. Le cerimonie eleusine duravano dai due ai nove giorni, con offerte agli dei nel circolo locale ed in altri templi, e danze all'aria aperta effettuate a lume di torcia. I veri rituali mistici erano invece praticati in una sala oblunga, a cui avevano accesso solo gli iniziati ai misteri minori. Ogni lato della sala era arredato con sedili per gli spettatori, sistemati ad anfiteatro, mentre nel centro vi era una piattaforma sopraelevata.

Di seguito tracciamo il probabile sviluppo della cerimonia iniziatica maggiore, enfatizzando la sua fase più significativa e cioè il raggiungimento della visione, la quale non deve essere interpretata come mero frutto di un processo immaginativo, ma come reale esperienza di uscita dal corpo in cui l'iniziato faceva esperienza concreta della dimensione immortale che trascende la vita fisica:

l'epoptai veniva condotto su una radura in terra battuta che ricordava lo stato spoglio della terra dopo l'ira di Demetra e lo stato di aridità dell'essere umano che ha perso la sua memoria divina. La cerimonia si svolgeva nelle notti di Luna nuova ed attorno all'epoptai, accompagnato dallo jerofante, si costituiva un circolo di iniziati che ad un certo momento spegnevano le fiaccole e restavano in completo silenzio nell'oscurità della notte.
Lo ierofante gridava allora: "Sia interrato come i morti, vivo! Vivo venga interrato come i morti!" ed iniziava così la morte rituale dell'iniziando che - rinchiuso in un cunicolo - doveva affrontare i propri demoni interiori. Superato lo choc iniziale, al culmine della prova, l'epoptai vedeva apparire una luce intensissima, che corrispondeva alla sua uscita in astrale, e cominciando a percepirsi come puro etere vedeva allontanare la terra sotto di sé: il cerchio di iniziati diventava così sempre più piccolo al di sotto e, la sua essenza si fondeva col vento e con le nuvole, fino a che non fosse ricaduto verso la terra come una goccia d'acqua che precipita nella fonte d'Aretusa, dove si identificava con un pesce dorato consacrato alla Dea.
Appena la visione scompariva egli si trovava dinanzi allo jerofante (e non più nel cunicolo!) che gli mostrava un chicco di grano tenuto fra le dita della mano destra, il cui destino di sepoltura, morte e rinascita l'iniziato aveva appena condiviso.
Alla fine di questa fase gli altri iniziati dicevano in coro: "Piovi, porta frutto!" (in greco "ye, kie!") sottolineando che la morte nel mondo sensibile e illusorio corrisponde a un fruttificazione nel mondo spirituale immortale ( "Se il granello di frumento caduto in terra non muore. resta solo; se invece muore fruttifica abbondantemente" Giovenale). Il rito iniziatico si concludeva con la seguente formula: "Ho digiunato, ho bevuto il Kykeion (bevanda a base di orzo sacra alla Dea), ho preso ciò dalla cista, l'ho maneggiato, l'ho posto nel canestro e dal canestro nella cista".


"Omeopatia dalla A alla Z"
a cura di Bruno Brigo
(Ed. Tecniche Nuove)



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(Mediterranee Edizioni)



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(Armando Editore)


 

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