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Progetto Raphael

Conferenze Online del Progetto Raphael

INCONTRO n° 188

"Danze Sacre"


Come tutte le forme artistiche anche la danza può essere uno strumento sacro di riconnessione al Divino, ed in quanto espressione del potenziale corporeo risulta attività vivente, dinamica e multidimensionale; nella maggior parte delle culture tradizionali del pianeta sono state sviluppate delle danze che rappresentano una sorta di preghiera in movimento, spesso in queste danze vengono presentate figure di geometria sacra (spirali, cerchi, croci - ved. incontro n° 125) mentre in altri casi si lascia al corpo un libero e completo fluire dell'energia che guida i movimenti (è il caso, ad esempio, delle danze sciamaniche). Nell'ambito cattolico il corpo è stato progressivamente demonizzato ed anche la danza è stata esclusa dai rituali, ma sappiamo che gli insegnamenti gnostici originali di Gesù includevano danze circolari di natura contemplativa, riprese in seguito dalla comunità cristiana dei Terapeuti (solo verso gli anni '50 è risorto in America un movimento di danze liturgiche in chiesa).

L'esperienza spirituale della Danza Sacra è vissuta non solo da chi la pratica direttamente, ma viene anche trasmessa agli spettatori, in quanto si crea un campo energetico di mutazione dove molte energie scorrono dalla Terra al Cielo e dal Cielo alla Terra e coinvolgono tutti i presenti; nell'esperienza della danza vissuta dal punto di vista interiore si impara a vivere realmente il corpo come Tempio dell'Anima (ved. incontro n° 75) ed eseguendo dei movimenti scanditi da una ritmicità, che richiama quello dei rituali cerimoniali, ci accordiamo al Ritmo Eterno dell'Universo, con il risultato di sintonizzare Mente, Cuore e Corpo alla Forza Unica che si nasconde dietro tutte le cose create.

Un interessante repertorio di Danze Sacre lo ritroviamo presso la Comunità di Findhorn (Scozia), che nel 1976 riceve in una sorta di eredità spirituale il lavoro del Professor Bernard Wosien dell'Università di Monaco di Baviera: ballerino e coreografo, conoscitore di danze tradizionali di molti paesi del mondo da lui visitati, Wosien ha l'idea di mettere insieme delle danze che aiutino a sviluppare una consapevolezza spirituale e a far gioire l'anima. Raccoglie così varie coreografie che hanno la caratteristica di svilupparsi per mano in cerchio e lui stesso ne crea di ulteriori accompagnate da musica classica ("danze di meditazione"): il nome che viene naturale per queste danze che si prefiggono di risvegliare la naturale armonia con gli altri e col cosmo è "Heilige Tanze", Danze Sacre appunto, oggi conosciute per lo più come le Danze Sacre di Findhorn.

Anche George Gurdjieff (ved. incontro n° 170) ha molto sfruttato la sacralità della danza: con lo scopo di sviluppare un metodo per aiutare a raggiungere quell'equilibrio tra i centri dell'essere umano (centro fisico, centro emozionale, centro mentale) che sta alla base dei suoi insegnamenti, Gurdjieff raccoglie, nel corso dei suoi numerosi ed avventurosi viaggi iniziatici, varie forme di danza appartenenti a ordini sufi, a monasteri cristiani e tibetani e a popolazioni del deserto, oltre ad idearne lui stesso. L'insegnamento di queste danze - tutt'oggi praticate - permette anche di entrare in contatto con la saggezza senza tempo racchiusa nel vissuto esperenziale delle danze stesse, tramandato a noi dal passato.
Afferma Gurdjieff "Per la vita di tutti i giorni il nostro corpo utilizza un repertorio di trecento o quattrocento movimenti soltanto. Questi gesti abituali non sono scelti consapevolmente ma dipendono dal paese, dall'epoca in cui si vive, dal mestiere che si esercita, eccetera. Così come il corpo, anche la nostra mente e i nostri sentimenti hanno un repertorio assai ristretto". Poiché questo stato decaduto di cose genera degli automatismi dove non c'è spazio per la Coscienza, Gurdjieff ha portato negli schemi delle Danze Sacre dei movimenti assolutamente non ordinari e spesso con una cadenza di ritmo differente, ad es., tra le braccia e le gambe, oppure tra il movimento della testa e quello del resto del corpo, in questo modo si obbliga il praticante alla massima consapevolezza possibile nell'esecuzione della danza.

Un eccellente esempio dell'utilizzo della danza per contattare Dio lo troviamo, infine (sebbene la trattazione potrebbe continuare ancora a lungo), nella tradizione turca dei Dervisci Danzanti - Derviches tourneurs - Sufi (in persiano derviscio = monaco implorante / ved. anche incontro n° 101), organizzati nella confraternita Mevlevi il cui nome deriva da quello del suo fondatore Mevlana Djelaleddin el Rumi ("Nostro maestro Djelaleddin del paese di Rum"), il grande poeta e mistico del XIII secolo Celatettin Rumi. Si narra che Rumi un giorno per una strada di Konya abbia improvvisamente allargato le braccia cominciando a girare su se stesso, piroettando sempre più in fretta e percependo una forte estasi di comunione divina; Rumi adottò così, riprendendo una tradizione di fatto già preesistente, la danza quale veicolo privilegiato di comunione con Dio e con l'Universo, codificando una vera e propria ritualità cosmica (da una sua opera "Tutto il creato, dal pulviscolo del sole ai firmamenti, gira e danza: danza l'ape per fabbricare il miele, danza il cuore come gemma sfaccettata nel fuoco dell'amore... - fa parte della danza del cielo il ballo tondo sulla terra; chi ne conosce la forza, vive in Dio.").
La danza sufi è accompagnata da canti cerimoniali tratta da poemi religiosi e da strumenti che hanno una valenza mistica (il nay, un flauto verticale, i Kudum, piccoli timpani, gli halile, piatti in rame). Il rituale ha inizio con una lenta preghiera rivolta al profeta Maometto, poi i danzatori si tolgono i mantelli neri e chiedono alla loro guida spirituale, il Semazen, il permesso di danzare, quindi - ricevutane la benedizione - cominciano lentamente a volteggiare a braccia incrociate. La gamba sinistra resta in appoggio mentre la gamba destra dà slancio alla rotazione, la testa è leggermente inclinata verso destra e gli occhi sono fissi sul palmo della mano sinistra; mano a mano che i giri si fanno più veloci i lunghi abiti bianchi si distendono e le braccia si allungano, la mano destra allora viene rivolta verso il cielo a ricevere e la sinistra verso la terra a porgere; il percorso descritto dai dervisci sul pavimento simboleggia i movimenti dei pianeti intorno al Sole, rappresentato dalla figura nucleare del Semazen.
Quando i danzatori raggiungono una dimensione estatica la musica si ferma ed i dervisci continuano a roteare nel silenzio (fino talvolta a raggiungere, si dice, addirittura uno stato di levitazione), alla fine un flauto solitario riporta dolcemente i danzatori alla realtà ordinaria...

Per approfondire www.danze-di-gurdjieff.it - www.dellamore.it/dervisci/bio.html


"G.I.Gurdjieff: Danze Sacre per il benessere"
di Giampiero Cara
(Venexia Edizioni)



"Sufi e la preghiera in movimento"
di Maria Gabriele Wosien
(Hermes Edizioni)



"Delle antiche danze femminili"
di Irina Naceo
(Edizioni della Terra di Mezzo)


 

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