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Progetto Raphael

Conferenze Online del Progetto Raphael

INCONTRO n° 189

"Luce e Tenebre"


LA VERITA' ILLUSORIA

Quando la morte bussò alla mia porta
la pregai in ginocchio di non entrare
ma lei entrò, senza esitare.
Altre volte io venni in questa casa
- disse - e sempre mi accogliesti.

Venni vestita di verde
cosparsi di fiori il tuo glicine
profumai il tuo giardino, lo bagnai di rugiada
mi chiamasti natura.

Venni vestita di bianco
feci brillare i tuoi occhi
sorridere tua moglie e i tuoi figli
mi chiamasti letizia.

Venni vestita di rosso
tremò il tuo cuore, pregasti
qualcuno andò via, altri ti dissero
parole buone, mi chiamasti dolore.

Venni di luce vestita
e ti sentisti più vivo, più vero
ti sembrò ogni cosa più cara
mi chiamasti amore.
Ora, perché mi vedi di nero vestita
credi che io spezzi, interrompa
mi credi nemica di ciò che tu ami
No non guardare il vestito.

Non parlai, lei prese per mano
la mia sposa e si avviò
Allora gridai - qual è il tuo nome? -
Rispose la morte di nero vestita:
- Il mio nome è uno solo, sono la Vita -

Poesia donata a Joyce Dijkstra (insegnante di danze meditative per l'elaborazione del lutto)
da un amico che aveva perso la moglie

Affrontiamo in questo incontro il tema della Luce e dell'Ombra, del Bene e del Male, già in parte trattato nell'incontro n° 17, ed andiamo a vedere meglio il significato occulto ed esoterico di questa polarità di natura cosmica.
Partendo dalla constatazione iniziatica che tutto l'Universo è unitario (per usare un gioco di parole Universo = che va verso l'Uno), possiamo dedurre che a livello strettamente metafisico questa dualità non esista proprio e che quindi per raggiungere un piano superiore di consapevolezza abbiamo necessità di comprendere perché la dualità si è formata e in che modo possiamo provare a trascenderla nel nostro vissuto quotidiano.
E' certamente vero che le apparenze sensoriali sembrano dimostrare che l'Universo sia tutto fuorché unitario, in quanto le esperienze che possiamo fare sul piano incarnativo si dividono tutte in buone o cattive, piacevoli o dolorose, utili o controproducenti, stimolanti o noiose, ecc..., ma ricordiamoci ancora una volta della successione pensiero energia materia, e che quindi tutto ciò che cade sotto il dominio dei sensi non è altro che la risultante di una realtà mentale che è stata precedentemente concettualizzata e che poi si è manifestata nella forma (non a caso è detto: "In principio era il Logos"...); possiamo quindi comprendere come la dualità nasca innanzitutto come schema mentale, come uno specifico sistema di credenze della mente egoica, cioè di quell'agglomerato di sostanza mentale in cui la monade proietta parte della sua essenza (l'ego è appunto un'emanazione della monade su di un piano più esteriorizzato, più periferico rispetto al piano dell'Unità Interna). La mente egoica perde la visione dell'Unità e si concepisce come separata dal tutto ed ecco che nasce l'Extrauniverso, cioè l'Universo della molteplicità, Maya insomma, dove tutto è duale e contrapposto.
Ogni cosa che i sensi percepiscono nella realtà extrauniversale è percepibile perché si è separata dal suo complementare, dunque esiste sempre un'altra metà non apparente per ogni cosa nella Creazione; si legge nell'interessante libro "Iniziazione: memorie di un'Egizia" di Elisabeth Haich (Ed. Amrita): "Non puoi acquisire la conoscenza se non attraverso il paragone dei due lati separati l'uno dall'altro, quello positivo e quello negativo; fintantoché questi due lati sono fusi l'uno nell'altro non puoi percepire nulla, non puoi riconoscere nulla.
Osserva il mondo esterno! Può essere riconosciuto soltanto perché si è separato dall'unità ove il Nulla e il Tutto sono ancora l'uno nell'altro, cioè nell'unità assoluta che chiamiamo Dio. Soltanto perché il positivo appare come separato dal negativo possiamo paragonarli, possiamo riconoscere la creazione."
Da tutto questo si evince che gli opposti sono strettamente complementari e che il problema della sofferenza, del male e della morte (cioè del lato delle tenebre rispetto al lato della luce della Vita) è mal posto nella nostra società, non è affatto un problema ma l'ingranaggio stesso della Manifestazione. La questione che si pone ad un iniziato è dunque un altra: non tanto come si più vincere il male o sconfiggere la sofferenza (è impossibile nei piani extrauniversali, altrimenti tali piani non esisterebbero neppure...) piuttosto come si può trascendere sia il bene che il male? Riteniamo che tale possibilità sia l'unica che permetta di uscire dal ciclo samsarico delle morte e delle rinascite e che sia il fine ultimo di ogni percorso veramente iniziatico, incluso quello connesso alla Scienza Unitaria dell'Intra-universo.

Seguendo sempre i concetti espressi in "Iniziazione: memorie di un'Egizia" possiamo affermare che i principi archetipali che compongono la dualità "siedono alla destra e alla sinistra della divinità" e possono essere definiti come legge dello spirito e legge della materia: "La legge dello spirito è l'irraggiamento, il dono, l'atto disinteressato. La legge della materia è la contrazione, il raffreddamento, l'indurimento". Non si può dunque concepire la Creazione senza la resistenza della materia, allo stesso modo in cui, se vogliamo osservare il contenuto della proiezione luminosa di una pellicola cinematografica, dobbiamo - di necessità - frapporre uno schermo lungo il percorso del raggio, che altrimenti si perderebbe verso l'infinito e non potrebbe manifestare i suoi contenuti. La materia fa resistenza allo spirito un po' come il fulcro di una leva oppone resistenza alla leva stessa, eppure senza un fulcro non esisterebbe neppure l'azione della leva.
Se osserviamo lo schema della Creazione attraverso il diagramma dell'Albero della Vita (ved. incontro n° 154), notiamo che dall'alto in basso è descritto una progressiva "caduta" verso la materia, che dal basso in alto si ha il cammino di Ritorno e che 10 Sephiroth compongono le tappe di questo percorso; ciò che non tutti conoscono è che esistono anche delle Sephiroh opposte o negative, governate da Arcidiavoli che altro non sono che i complementari degli Arcangeli reggenti le Sephiroth positive - di seguito una possibile definizione delle Sephiroth oscure e dei loro Arcidemoni: 1) Thaumiel (Satana - Moloch) - 2) Chaigidiel (Belzebù) - 3) Satariel (Lucifugo) - 4) Gamchicoth (Astarotte) - 5) Galab (Asmodeo) - 6) Tagaririm (Belfagor) - 7) Harab-Serapel (Baal) - 8) Samael (Adrammalech) - 9) Gamalied (Lilith - Lamia) - 10) Nahemoth (Nahema) .
A conferma della teoria della complementarietà e della non-dualità originaria di Bene e Male, leggiamo anche quanto scrive Geoffrey Hodson in "Il Regno degli Dei" (Ed. L'Età dell'Acquario) a proposito delle gerarchie altissime che presiedono le varie sephiroth: "Quelli che agiscono sull'arco discendente tendono ad essere considerati dall'uomo come satanici. Quelli attivi sull'arco ascendente sono considerati redentori. Le allegorie delle scritture li presentano come antagonisti e l'uomo li vede rispettivamente come diabolici e divini. In realtà sono energie reciprocamente equilibrate che lavorano per obiettivi temporaneamente opposti".


"Il Regno degli Dei"
di Geoffrey Hodson
(L'Età dell'Acquario Edizioni)



"Iniziazione: Memorie di un'Egizia"
di Elisabeth Haich
(Amrita Edizioni)



"I Frutti dell'Albero della Vita - La Tradizione Kabbalistica"
di Omraam Michaël Aïvanhov
(Prosveta Edizioni)


 

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