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Progetto Raphael

Conferenze Online del Progetto Raphael

INCONTRO n° 205

"Il Cyberspazio"


"Il cyberspazio è un'illusione, un'allucinazione consensuale che non è da nessuna parte nella nostra realtà fisica. Esso è un non luogo che esiste solo nello spazio mentale. Il cyberspazio è qualcosa che non può essere demarcato assolutamente da termini geografici.
E' una realtà che può essere localizzata "in nessun luogo" e che è già presente "in ogni luogo".

E' una nuova forma di realtà sociale e rappresenta una sfida per i sociologi che non indietreggiano dall'analizzare tali realtà apparentemente metafisiche. Una cosa è certa: più e più persone definiscono e fanno esperienza del cyberspazio come reale.
E i sociologi dovrebbero sapere che "se le persone definiscono una situazione come reale, esse sono reali nelle loro conseguenze".


W.I. Thomas - Tratto da www.netsociology.org/sezione3/peculiarita_cyberspazio.htm

Il termine cyberspazio origina dalla parola greca kyber che vuole dire "pilota"; l'inventore del termine è lo scrittore William Gibson che nel suo romanzo Neuromante del 1984 descrisse un variopinto mondo elettronico virtuale navigabile, nel quale individui e società interagivano attraverso lo scambio di byte informativi.
Il cyberspazio ha una spazialità e una sociologia sue proprie, e le regole che vi si applicano sono spesso diverse e autonome rispetto a quelle della geografia e della sociologia classica; a questo proposito è nata la "cybersociologia", che ha lo scopo di studiare la nuova realtà sociale virtuale ed i processi sociali che si stanno sviluppando in queste reti elettroniche aperte.
Una definizione più selettiva di cyberspazio è quel piano di realtà simulata in cui una o più persone possono entrare attraverso l'uso di tecnologie come il casco, i guanti, una tuta, ecc.. in pratica un vero e proprio ambiente virtuale in cui troviamo espressi una dimensione sensoriale più o meno completa.
In effetti che si parli del Cyberspazio come del mondo informatico creato dalla rete di Internet o della realtà - artificiale ma percepibile sensorialmente - generata da un computer, in entrambi i casi utilizziamo un'utilissima allegoria che ci permette di concepire l'Universo nella sua natura più intima che - secondo le ultime acquisizioni quantistiche - ha la caratteristica di essere una sorta di super-ologramma.

Nella dimensione informatica il Cyberspazio non è altro che uno spazio della mente umana reso parzialmente concreto grazie a tecnologie che si stanno raffinando sempre di più. In un futuro non molto lontano le possibilità di interazione tra questa dimensione virtuale e la dimensione ordinaria raggiungeranno dei livelli che oggi possiamo osservare solo nei film di fantascienza (ved. il cosiddetto "ponte ologrammi" nella serie Star Trek o il programma computerizzato di sintesi degli alimenti, sempre nella stessa serie), in un tale futuro sarà difficile distinguere ciò che è reale secondo i vecchi schemi della coscienza e ciò che è virtuale: il noto film "Matrix" ci fornisce dei chiari esempi di questo concetto.
Per i nostri scopi evolutivi ed esoterici ( apprendere a distaccarci da schemi di credenze limitati e aderire a nuovi schemi che offrano una serie virtualmente illimitata di possibilità), il concetto di Cyberspazio è dunque preziosissimo: esso può ben rappresentare cosa sia il mondo dei sensi (la cosiddetta "realtà") visto dagli occhi di una coscienza di ordine cosmico e superiore. Come il cambiamento di un paesaggio o di una situazione in un contesto virtuale non è altro che un cambiamento di coordinate da parte del programmatore di questo mondo cibernetico, così ciò che ad un umano ordinario potrebbe sembrare impossibile e miracoloso corrisponderebbe semplicemente alla formulazione di un nuovo pensiero da parte di questa coscienza superiore. Ma poiché secondo il modello esoterico della Realtà (identico a quello della filosofia Vedanta) soggetto ed oggetto sono la stessa cosa, allora diventa sempre più chiaro che siamo noi i programmatori ed i creatori della realtà che crediamo di sperimentare esteriormente (ved. incontro n° 5).
Possiamo virtualmente creare e cambiare ogni cosa che desideriamo, con il solo vincolo (apparente anch'esso) dell'inerzia dei mondi materiali, in virtù del quale tra il pensiero formulato e la sua manifestazione materiale può esserci una distanza spazio-temporale, una sorta di latenza di manifestazione; in effetti maggiore è il livello di coscienza sviluppato e minore risulterà tale distanza fino ad annullarsi completamente ( realizzo istantaneamente ciò che penso)!
La fisica moderna esprime gli stessi identici concetti quando parla del "collasso della funzione d'onda" e di come la realtà sia costituita da un mare di potenzialità infinite che diventano attuali e concrete non appena la mente vi pone attenzione sopra!

Il Cyberspazio diventa dunque un concetto prezioso per permetterci di raggiungere la piena padronanza di possibilità innate ma dimenticate, in quanto ci fornisce un modello concettuale a cui la mente analitica può attingere per rendere concrete tali possibilità; ciò che la nostra mente non può immaginare, non può realizzarsi!
Fumetti, romanzi e film di fantascienza possono aiutarci ad imma-generare (generare con l'immaginazione) qualcosa che già adesso appartiene al nostro campo potenziale, ma che razionalmente abbiamo rifiutato e dunque negato a noi stessi.

"Noi creeremo nel Cyberspazio una civiltà della Mente"
dalla Dichiarazione d'indipendenza del Cyberspazio di John Perry

Per ulteriori approfondimenti:
Atlante del Cyberspazio (Mappe della Rete) www.mappedellarete.net/atlante_front.asp
Dichiarazione d'indipendenza del Cyberspazio di John Perry Barlow www.olografix.org/loris/open/manifesto_it.htm
La Geografia del Cyberspazio di Paolo Cavallotti www.apogeonline.com/webzine/2001/12/18/01/200112180101


"Storia di Internet e il Futuro Digitale"
Johnny Ryan
(Ed. Einaudi)



"La Danza della Realtà"
Alejandro Jodorowsky
(Feltrinelli Edizioni)



"Cyber la visione olistica"
Nitamo Montecucco
(Mediterranee Edizioni)


 

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