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Progetto Raphael

Conferenze Online del Progetto Raphael

INCONTRO n° 230

"Karma Yoga e volontariato"


50. "Chi è unito alla saggezza cosmica va oltre gli effetti di virtù e vizio,
anche in questa stessa vita. Dedicati dunque all'arte dell'unione divina o yoga.
Lo yoga è l'arte della giusta azione.
51. "Coloro che hanno controllato le loro
menti vengono assorbiti nella saggezza infinita; e non hanno più interesse ai
frutti delle azioni. Liberati dal ciclo delle rinascite, raggiungono lo stato al
di là del male, che è la causa del dolore.
Dal 1° cap. della Baghavad Gita

"Noi abbiamo diritto al lavoro, ma non ai suoi frutti. Lasciate stare i frutti. Perché preoccuparsene? Se desiderate aiutare qualcuno non pensate al suo contegno futuro. Se volete fare un'opera grande e buona, non curatevi del risultato"
Vivekananda

Il concetto di "Karma Yoga" è uno dei più sublimi della tradizione indù: la radice sanscrita kri significa fare e il termine karma rappresenta l'effetto di ogni azione così come l'azione stessa; il Karma Yoga è dunque lo Yoga dell'Azione e più precisamente dell'azione disinteressata in accordo con il proprio dharma (cammino di Vita).
Il Karma Yoga si prefigge come obiettivo la purificazione della mente umana dalle passioni e dalle emozioni, prescrive che l'essere umano si impegni ad agire in conformità al proprio scopo in questo mondo (che nella Scienza Unitaria è definito programma) ma che impari anche a distaccarsi dall'aspettativa verso un risultato, a separarsi dall'idea di successo o insuccesso e dai vincoli emozionali ad essi legati, ottenendo in questo modo l'illuminazione. Ciascuno apporta il proprio contributo al mosaico dell'Universo, fintanto che siamo incarnati non possiamo esimerci dall'agire; lo yogi realizzato non rifugge le proprie responsabilità, le assume con piena consapevolezza, ma senza alcun coinvolgimento emotivo. Lo stesso ideale di perfezione nel distacco esiste anche nel Taoismo (ved. incontro n° 99); il vero Saggio Taoista non sarà mai turbato dalle fluttuazioni degli avvenimenti esteriori! Aderire al proprio Dharma (che in Cina è tradotto come Dao o Tao e in Giappone Do), imparando ad accettarlo con la consapevolezza che esistono delle leggi superiori di ordine cosmico che lo guidano e lo stabiliscono, significa immergersi nel Flusso della Vita ed unificarci all'Essere.
Per un occidentale aderire al Karma Yoga significherebbe rinunciare all'ansia da prestazione, all'identificazione con il prestigio che può donare un risultato positivo o il senso di sconfitta che dona un fallimento (se vinco sono ok, se guadagno di più sono ok, altrimenti sono non ok), significherebbe rinunciare all'ossessione della carriera, dei soldi, della fama, del potere, del riconoscimento familiare, ecc...

L'intera Bhagavad Gita ("Cantico del Beato" www.alchemica.it/biblioteca/gita.pdf ), il poema sacro indiano che costituisce uno dei capitoli principali del Mahabharata, si basa sostanzialmente sull'importanza del Karma Yoga, che viene dettagliatamente spiegato da Krishna (Incarnazione di Vishnu) al valoroso condottiero Arjuna, il quale è stato colto da un profondo malore e dalla voglia di rinunciare a combattere quando si è reso conto che tutti i suoi avversari sono parenti o amici (benché siano anche usurpatori illegittimi del regno). Krishna gli spiega che soltanto i corpi sono mortali, mentre l'atman, il Sé, è imperituro, che i suoi avversari da tempo erano destinati a perire oggi e che lui è solo l'artefice di un destino voluto da Dio (Vishnu) stesso. Ecco alcuni passi del poema:

23. (capitolo II) L'atman non può essere ferito dalle armi; non può essere bruciato dal fuoco; non può essere bagnato dall'acqua; non può essere seccato dal vento./ 24. "L'atman non può essere tagliato né bruciato, né bagnato né seccato. L'atman é immortale, onnipervadente, sempre calmo e immutabile, eternamente lo stesso./ 25. "L'atman è inconcepibile, non manifesto e immutabile. Perciò, conoscendolo come tale, non devi affliggerti./ 26. "Ma anche se pensassi che l'atman nasce e muore incessantemente, anche in questo caso - o Eroe dal Braccio Possente - non dovresti affliggerti./ 27. "Perché ciò che nasce deve morire e ciò che muore deve nascere. Allora perché affliggersi per qualcosa che è inevitabile?"

55. (capitolo II) O Partha, quando un uomo abbandona completamente tutti i desideri della mente, del tutto soddisfatto nel Sé soltanto dal Sé, allora viene considerato stabilito nella saggezza./ 56. Colui la cui mente non è turbata dall'ansietà durante il dolore né dall'attaccamento alla felicità; che è libero - da affetti mondani, paure e collera - è davvero un muni che ha una saggezza stabile./ 57. Colui che in tutte le circostanze è senza attaccamento - non felicemente eccitato quando riceve il bene né disturbato quando sperimenta il male - ha una saggezza saldamente stabilita.

15. (capitolo III) Sappi che il karma trae la sua esistenza da Brahma (la Coscienza Creativa di Dio); e la Coscienza Creativa (Brahma) proviene dall'Imperituro (la Coscienza Cosmica al di là della creazione). Perciò Brahma, la Coscienza Creativa onnipervadente, è presente in maniera inestricabile nello yajna (luce o fuoco cosmico - essenza di tutti gli atomi della creazione vibratoria). / 16. Colui che non segue la ruota così messa in movimento e vive nell'iniquità, appagato nei sensi, costui -Figlio di Pritha - vive invano! / 17. Ma per colui che ama veramente l'atman,, che è soddisfatto pienamente dall'atman e trova appagamento solo nell'atman, non esiste dovere. / 18. Costui non ha scopi di guadagno nel mondo facendo un azione né perde qualcosa non compiendo azioni. Egli non dipende da alcuno per nessuna cosa./ 19. Compi dunque sempre le buone azioni materiali (karyam) e le azioni spirituali (karman) senza attaccamento. Facendo tutte le azioni senza attaccamento, si ottiene il Supremo.

48. (capitolo XVIII) Figlio di Kunti! Uno non deve abbandonare il dovere per il quale è nato, anche se ha qualche imperfezione; perché tutto ciò che si fa è avvolto dall'imperfezione, come il fuoco dal fumo./ 49. Colui che mantiene l'intelletto sempre distaccato dai legami e dalle passioni terrene, che è riuscito a ritrovare la sua anima ed è senza desiderio, ottiene la perfezione suprema: lo stato di realizzazione libero dalle azioni che si ottiene con la rinuncia.


In Occidente non esiste un concetto analogo a quello di Karma Yoga, ciò che più vi si avvicina è l'ideale del volontariato fatto in modo disinteressato, cioè di un'attività senza scopo di lucro, che nasce spontaneamente dall'interiorità dell'individuo e che costituisce il contributo disinteressato del singolo verso la società (dato in base alle proprie caratteristiche individuali e alle abilità acquisite nel corso della vita). L'attività del volontariato è molto importante in una società, come quella occidentale, che ha intrapreso un percorso di caduta progressiva e di disumanizzazione in tutte le professioni.
Poiché esiste la possibilità di fare volontariato virtualmente in tutti i settori lavorativi è bene poterne fare esperienza per far respirare la propria anima ed uscire da una logica consumistica che è al servizio della potenza e non certamente dalla coscienza; diffusa è anche l'attività di volontariato (che non si può propriamente definire karma yoga) che viene fatta in molti centri e comunità spirituali e che essendo rivolta alla possibilità di far vivere e conoscere una dimensione superiore dell'esistenza è in grado di aiutare l'individuo a "bruciare" parte del karma acquisito con esistenze precedenti dedicate solo alla materia.
Il fatto che da un lavoro si ricavano soldi o meno non è correlato con il concetto di Karma Yoga: da un qualunque lavoro non c'è niente di male a ricavare un profitto è l'atteggiamento interiore verso questo profitto che fa la differenza in chiave evolutiva. A tale proposito c'è da notare che le associazioni di volontariato sono a volte chiamate - impropriamente - "non profit" intendendo che non devono produrre profitto, e invece la dizione corretta è "no profit", con la quale si intende che lo scopo con cui operano non deve essere il profitto ma che non si esclude che l'associazione possa avere delle entrate, che - anzi - sono essenziali al fine della stessa sopravvivenza associativa.

Per approfondire http://xoomer.virgilio.it/ffcff/karma.htm - www.etanali.it/karma_yoga.htm


"La pratica del Karma Yoga"
di Swami Sivananda
(Vidyananda Edizioni)



"Bhagavad Gita "
S. Radhakrishnan, I. Vecchiotti
(Astrolabio Edizioni)



"Gestire un'Associazione"
di Gian Carlo Cocco
(Franco Angeli Edizioni)


 

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