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Progetto Raphael

Conferenze Online del Progetto Raphael

INCONTRO n° 237

"Lo Spazio-Tempo"

Lo Spazio e il Tempo costituiscono la trama del Cosmo, il background di fondo su cui si svolgono tutti gli eventi e dove la Vita mette in scena il suo Gioco; se si arriva ad una comprensione adeguata della loro essenza facciamo un grande balzo in avanti nel processo di comprensione di noi stessi e delle leggi universali che regolano il Cosmo.
Nella fisica newtoniana sia il Tempo che lo Spazio erano considerati dei principi assoluti: lo Spazio veniva concepito a tre dimensioni (lunghezza, larghezza, altezza) e perfettamente corrispondente alla geometria euclidea classica, dunque immobile ed immutabile, mentre il Tempo era una dimensione separata che fluiva uniformemente dal passato al futuro, attraverso il presente, creando i mutamenti osservabili dai sensi: in questo scenario ciò che veniva a trasformarsi era la Materia, considerata come costituita da particelle molto piccole (atomi), solide ed indistruttibili.

Secondo questa visione l'Universo si basa su delle particelle materiali e su delle forze che vi agiscono sopra; una volta che il tutto è posto in movimento continua e continuerà sempre a funzionare governato da leggi immutabili (modello definito meccanicistico, perchè l'Universo è visto come una macchina): tutto ciò che avviene ha una causa ben definita e da luogo ad un effetto altrettanto ben definito, per cui, in linea di principio, si può prevedere con certezza il futuro di una parte qualsiasi del sistema conoscendo in un dato istante il suo stato in tutti i suoi minimi particolari.
Il tema della definizione del Tempo e dello Spazio non si è posto solo agli scienziati, ma anche ai filosofi, Immanuel Kant ad esempio li concepì non come realtà esterne a noi ma come un modo di organizzare i dati sensibili della realtà da parte dell'essere umano: noi percepiamo le cose l'una accanto alle altre (spazio) e l'una dopo l'altra (tempo) solo perchè questo è il nostro modo di percepirli. Nella "Critica alla ragione Pura" Kant afferma che "lo spazio non è altro se non la forma di tutti i fenomeni dei sensi esterni" mentre "il tempo non è altro che la forma del senso interno, cioè dell'intuizione di noi stessi e del nostro stato interno". Il pregio di questa interpretazione è che abbandona una concezione assoluta e completamente esteriorizzata delle dimensioni spazio-temporali, ma è solo con la relatività di Einstein e con il modello olografico derivato dalla fisica quantistica che iniziamo ad avere una visione dello Spazio e del Tempo che maggiormente si avvicina alle teorie esoteriche.

La teoria della relatività speciale di Einstein postula che Spazio e Tempo siano strettamente connessi a formare un continuum quadri-dimensionale, lo "spazio-tempo", il cui elemento base è detto cronòtopo ( corrispondente a ciò che nello spazio è il punto e nel tempo l'istante). Non si può più parlare dello Spazio senza parlare del Tempo e viceversa; essi diventano soltanto elementi del linguaggio che un particolare osservatore usa per descrivere i fenomeni dal proprio punto di vista ( se per un osservatore due eventi accadono in due istanti diversi nello stesso luogo, in generale per un altro osservatore non avvengono nello stesso luogo - se due eventi per un osservatore accadono invece nello stesso istante in due luoghi diversi, in generale per un altro osservatore non avvengono nello stesso istante).

Nell'Universo olografico, che possiamo ipotizzare grazie alle scoperte della fisica quantistica (per il concetto di ologramma ved. incontro 79), ci portiamo anche al di là delle teorie di Einstein e possiamo affermare che niente è veramente separato dal resto, tutto è intimamente interconnesso in ogni istante e in ogni luogo: il Tempo e lo Spazio tridimensionale che noi percepiamo, sono solo dei ristretti punti di vista di una realtà estremamente più complessa e profondamente intercorrelata: per esprimere semplicemente questo concetto il fisico David Bohm fa l'esempio di due telecamere che riprendono il movimento di un pesce in un acquario (una di fronte ed una di lato), se osserviamo le immagini senza conoscere l'unità del fenomeno "pesce" potremmo credere di vedere due cose distinte, però ci accorgiamo che il movimento verso destra dell'oggetto ripreso dalla telecamera A si accompagna ad un cambiamento di posizione anche dell'oggetto ripreso dalla telecamera B, da cui ne deduciamo che sono collegati tra loro in qualche modo (fenomeno della connessione non-locale delle particelle subatomiche evidenziato prima da un esperimento mentale condotto da Einstein, Podolsky e Rosen nel 1935 e poi da Alain Aspect nel 1982: le particelle subatomiche ci appaiono separate solo perché siamo capaci di vedere una piccola porzione della loro realtà, esse non sono "parti" separate bensì sfaccettature di un'unità più profonda).
Secondo Bohm i risultati dell'esperimento di Aspect implicano la non-esistenza della realtà oggettiva ( il concetto di maya per l'Induismo), l'Universo è dunque solo un superologramma che contiene in potenza tutto-ciò-che-è; questo potenziale aspetta solo di essere manifestato attraverso quel processo che la meccanica quantistica definisce "collasso della funzione d'onda" (per comprendere meglio i concetti appena espressi ved. anche l'articolo alla pagina www.xmx.it/universoillusione.htm ).

Tutto questo ci aiuta a comprendere che con un'adeguata padronanza della Coscienza tutto è possibile! Non esistono limiti spazio-temporali che possono separarci da ogni cosa che ci circonda, né da ciò che ci appare lontano spazialmente (anche ad anni luce di distanza) né da ciò che ci appare lontano temporalmente (ad es. un evento appartenente ad un passato remoto oppure ad un futuro lungi ancora dal manifestarsi).
Questo concetto sta diventando sempre più accessibile oggi - almeno a livello concettuale - grazie all'avvento dell'era digitale, poiché nel Cyberspazio (ved. incontro n° 205) le categorie di Spazio e Tempo perdono completamente senso e ci avviciniamo al concetto di uno Spazio Infinito in un Tempo Zero.
Grazie al parallelismo con la realtà virtuale, ad esempio, possiamo immaginare di sviluppare interiormente (nel nostro schermo della mente) un personale sistema di interfaccia con l'Universo olografico, essendo noi stessi parte del Tutto e quindi in istantanea intercomunicazione con il Tutto; a partire da questa interfaccia, che può richiedere svariati mesi o anni per essere pienamente operativa, possiamo interagire con l'ambiente in modo sempre meno materiale e mediato e sempre più trascendente ed immediato. Questo processo di immaginazione creativa ricorda molto da vicino le tecniche della Dinamica Mentale ma può essere utilizzato per raggiungere obiettivi di natura più esoterica.


"Lo Yoga della Mente e il Viaggio
nel Tempo"

di Fred Alan Wolf
(Macro Edizioni)



"Dinamica Mentale"
di Mirella M.P. Grillo
(Franco Angeli Edizioni)



"Reality Transurfing - Avanti
nel Passato"

di Vadim Zeland
(Macro Edizioni)


 

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