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SIMBOLOGIA (Parte 1)
«Introduzione ai Simboli - I Simboli come Chiavi di Conoscenza»

Il termine "simbolo" deriva dal greco "symballein" ("gettare insieme", "mettere insieme") e nell'antichità era utilizzato per definire i due o più pezzi in cui era stato scomposto un oggetto, che, una volta riassemblati, permettevano di riconoscere l'identità dei loro portatori (ad es. appartenenti ad una società segreta o ad un clan). Generalizzando, il simbolo rappresenta il concetto di un qualcosa teso a riunificare le parti separate di un'unità.

Origine del termine simbolo

La via del simbolo (sym-ballein = mettere insieme) è il sentiero dell'unione e della integrazione.
La via del diabolo (dia-ballein = separare) è invece il sentiero della separazione e della disgiunzione.


La simbologia è lo studio dei simboli, mentre la semiologia è lo studio dei segni (in gr. semeion = segno). Qual è la differenza tra un simbolo e un segno? Sebbene vi possano essere interpretazioni diverse, nell'ambito della nostra esposizione consideriamo valida la seguente distinzione:

Da questo specifico punto di vista, un segno è un significante creato per convenzione, mentre un simbolo è un elemento a cui si può intuitivamente attribuire un significato sulla base del riconoscimento di un'analogia di per sé esistente. I segni possono quindi essere del tutto arbitrari, mentre i veri simboli non lo sono mai.
In linea con quanto espresso, il filosofo tedesco G.W.F. Hegel (1770-1831) affermava che il segno "rappresenta un contenuto del tutto diverso da quello che ha per sé", cioè è connesso a quello che vuole rappresentare per mera convenzione, mentre il simbolo "è più o meno il contenuto che esso esprime" e quindi il significante è affine al significato. Dalle Enneadi di Plotino: "L'occhio non vedrebbe mai il sole se non fosse già simile al sole!"

(*) Significazione = correlazione di un qualcosa ad un qualcos'altro, di un significato ad un significante. Il significato è il concetto o l'idea che si vuole esprimere ed il significante è il supporto che lo esprime.

Alcuni simboli di carattere religioso e di carattere esoterico

Esempi grafici di simboli più o meno noti: RIGA 1 - la Croce cristiana, il Triskele celtico, l'Ankh egizio, la Ruota del Dharma buddhista; RIGA 2 - il Tai Chi Tu taoista, il Tomoye giapponese, l'Om induista, il glifo di Venere/Rame nell'Alchimia; RIGA 3 - il glifo di Sole/Oro nell'Alchimia,
la croce dei quattro elementi, il sigillo di Salomone, la runa Feoh


LA VIA DEL SIMBOLO

A livello esoterico la simbologia non è altro che lo studio degli aspetti diffranti dell'Unità nel momento in cui diventa Dualità e poi Molteplicità. Studiare i simboli significa quindi studiare i "Volti di Dio", i molteplici aspetti dell'Infinito, al fine di integrare il tutto in sé e ricomporre l'Unità originaria perduta.

Ricomporre l'Unità

Quando abbiamo a che fare con dei segni siamo solo in correlazione con il piano di cause ed effetti "orizzontali", appartenenti al mondo della logica, ma quando operiamo con i simboli abbiamo a che fare con i principi sincronici "verticali", appartenenti al mondo analogico, cioè alle Cause Prime.

Un estratto dal quaderno "La Via dei Simboli e la trasmutazione spirituale" di Tommaso Palamidessi (1915-1983 - fondatore dell'Archeosofia).


"Coloro che si interessano di esoterismo sanno che il simbolo è un grafico, un disegno, una figura che parla in sintesi all'interiorità dell'individuo, e ne modella le caratteristiche naturali. Il simbolo collega e lega il visibile e l'invisibile, il terrestre e il celeste, li mette in comunicazione e trasporta l'uno nell'altro. Nella vita dell'Universo, tutto è composto di simboli e viene espresso in maniera simbolica, sia che si tratti di gesti e linguaggio, che di numeri, musica, architettura, riti religiosi e iniziatici."

"Il simbolismo ha principi e leggi precise che emanano dal mondo degli Archetipi. Che cos'è l'archetipo? È notorio agli esoterici ed agli psicanalisti: l'archetipo è il prototipo ideale delle cose, ovvero è una idea fungente da modello in rapporto ad altri modelli. Ogni simbolo è una specie di rivelazione, e la meditazione fatta su di esso mette in risonanza un determinato centro della coscienza e il suo rispettivo archetipo, vibrando all'unisono come due diapason."

"I simboli sono le chiavi per aprire le porte dell'infinito, essi permettono di rendere sensibile e reale alla maniera terrena ogni concetto intelligibile, e di passare da sensibile all'intelligibile."

"Il vero simbolismo tradizionale non è arbitrario, ma poggia su ben precise leggi, ossia quelle delle corrispondenze fra i diversi ordini della realtà naturale e soprannaturale, ove la naturale è considerata l'esteriorizzazione del soprannaturale. Il simbolismo enuncia una realtà di un certo ordine che l'esoterico ritiene possa essere rappresentato da una realtà di un ordine meno elevato. La Natura è simbolo di realtà superiori; se così non fosse, sarebbe vano appoggiare le Iniziazioni ed i loro riti sulla forza dei simboli. Berkeley, con ragione, diceva che la simbolica è ‘il linguaggio che lo Spirito Infinito parla agli spiriti finiti'. Noi viviamo, pensiamo in base al simbolismo. Tutto è simbolo: la grammatica, la matematica, le arti, l'astronomia. Anche l'Uomo è un simbolo: non a caso Mosè nella Genesi dice che siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio."

Simbolismo esoterico

Per fare un esempio concreto sulla differenza di un approccio logico (mediato e separatistico) rispetto ad uno analogico (immediato e totalizzante) vediamo il processo dell'insorgenza di una malattia e, più in generale, la valenza che hanno le situazioni di disagio nella nostra esistenza.

Quando un individuo si ammala di una determinata patologia, l'approccio medico convenzionale ne ricercherà la causa orizzontale, cercherà cioè quell'evento che, antecedente al manifestarsi della malattia stessa, ne abbia determinato i sintomi (ad es. una condizione ambientale, una predisposizione genetica, l'esposizione ad un microrganismo, ecc…). Anche l'approccio medico oggi più avanzato sul piano scientifico (la Nuova Medicina di Hamer), identifica le cause dei processi fisiopatologici che determinano i sintomi fisici e psichici nei "conflitti biologici"; traumi inaspettati, vissuti in maniera conflittuale, con un senso di isolamento e senza la possibilità di trovargli una soluzione soddisfacente. Sebbene la Nuova Medicina sia una scoperta straordinaria, siamo sempre nell'ambito di una interpretazione orizzontale: evento di vita reazione biologica della persona che lo subisce instaurarsi di un processo in due fasi (una di conflitto attivo ed una, se ci si arriva, di conflitto in risoluzione). Un esempio concreto può essere: ansia e tensione per non sapere come andrà un esame sviluppo di un conflitto a carico della mucosa nasale conoscenza dei risultati dell'esame risoluzione del conflitto raffreddore.

La causa verticale non ha niente a che fare con la temporalità, non è importante se quel sintomo deriva da un batterio, dal complesso edipico o da un conflitto biologico, ciò che è essenziale è il significato simbolico, atemporale, che trasporta e che rappresenta il contenuto psico-spirituale che l'individuo ha necessità di reintegrare per ritrovare la sua completezza. La malattia e, più in generale, ogni problematica che possiamo incontrare nella nostra esistenza, altro non sono che una parte della strada verso il Sé, verso il ricongiungimento e l'identificazione con l'Unità! Vediamo adesso questo concetto in modo più approfondito tramite alcuni enunciati, chi volesse studiare ulteriormente tali principi può leggere "Malattia e destino" di Thorwald Dethlefsen e Rüdiger Dahlke (Ed. Mediterranee) e "Malattia, linguaggio dell'anima" di Rüdiger Dahlke (Ed. Mediterranee).

N.B. Preciso che nei libri le eventuali inesattezze nell'attribuzione dei significati alle malattie derivano dal paradigma della "vecchia" medicina a cui gli autori si riferivano, ciononostante i concetti fondamentali restano validi.


A. Tutto l'Universo è duale ma la nostra vera Essenza è unitaria.

Tutto ciò che esiste in Natura ha una dimensione polare, cioè esiste come tensione tra due poli opposti (luce-ombra, bene-male, uomo-donna, caldo-freddo, pieno-vuoto, tutto ha quindi una natura Yang oppure una natura Yin). Nessuno dei due poli è migliore dell'altro e nessuno dei due poli può esistere senza l'altro. Anche la nostra coscienza risulta divisa in due, da una parte ciò che accettiamo di essere e dall'altra ciò che non accettiamo di essere. Eppure, a ben vedere, al di là di questa apparente divisione, tutto in Natura è intrinsecamente unitario, per cui anche le parti di noi che non accettiamo (che costituiscono l'Ombra) fanno parte di noi stessi al pari di ciò che invece accettiamo. Siamo - allo stesso tempo - santi e peccatori, buoni e malvagi, giusti e ingiusti. Costantemente tentiamo di rifiutare quelle parti con cui non ci identifichiamo, cercando di escluderle dal nostro psichismo e dalla nostra vita, così come tentiamo di escludere persone ed eventi che ce le rappresentano. Ma questo è impossibile! Non si può separare la luce dall'ombra (l'una esiste perché esiste l'altra) e quindi non possiamo artificiosamente separare noi stessi in due.

Dualità della Natura


B. I sintomi e i problemi manifestano ciò che è stato escluso dalla coscienza.

Ciò che il conscio non accetta, automaticamente va a far parte dell'inconscio, ma poiché l'unità non può essere divisa da se stessa, i contenuti inconsci si manifesteranno sotto forma di sintomi fisici o tematiche di vita, al fine di tornare nuovamente alla coscienza. In questo modo recuperiamo la nostra sostanziale unità e non possiamo più falsificare ciò che siamo. La malattia ed i nostri problemi ci rendono onesti! Malattie e problemi sono la manifestazione visibile di ciò che abbiamo rimosso, quando i contenuti rimossi diventano consci i sintomi e i disagi spariscono dal piano manifesto perché hanno trovato posto nella dimensione non manifesta della nostra coscienza.


C. I problemi e le malattie sono le nostre opportunità di ritorno all'Unità.

Comprendere, accettare ed integrare parti di noi stessi, precedentemente non riconosciute, equivale a progredire nella crescita interiore e personale. Malattie e problemi diventano i nostri preziosi alleati in questo Cammino, perché ci indicano ciò che altrimenti non vedremmo (per completezza cito che anche tutte le cose positive che ci toccano, ci commuovono, ci meravigliano rimandano all'Unità perduta). Di fatto non si manifesteranno un solo minuto in più del tempo necessario a comprendere ciò che ci interessa per tornare completi. Vivere una malattia o un problema significa operare - sebbene forzatamente e inconsapevolmente - un rituale attraverso il quale la completezza viene ripristinata; ciò che avevamo relegato nell'ombra, infatti, diventa parte del nostro vissuto. Questo ci fa capire perché i rituali di Psicomagia di Alejandro Jodorowsky siano così efficaci nello sciogliere ogni tipo di problematica: il rituale da inconsapevole diventa cosciente ed il forte carico emotivo associato al cosiddetto "Atto Psicomagico" ne imprime il contenuto nella psiche della persona, che da quel momento in poi avrà integrato il conflitto e avrà risolto il suo problema.


D. Il metodo della domanda: riconoscere i simboli e invertire la proiezione.

Per riconoscere i simboli presenti in un sintomo o in un problema possiamo porci le seguenti domande: "Cosa mi fa fare questo sintomo-problema che in condizioni normali non farei?" - "Cosa mi impedisce di fare questo sintomo-problema che in condizioni normali farei?". Attraverso il metodo della domanda non cercheremo più la causa di ciò che viviamo su di un piano spazio-temporale (analitico e orizzontale), bensì su di un piano atemporale-simbolico (analogico e verticale). Inoltre, partendo dagli assunti che (1) siamo responsabili di tutto ciò che entra nella nostra vita e (2) che l'Ombra altro non è che ciò che non siamo ancora in grado di integrare, iniziamo anche a chiederci: "Come posso invertire il senso della mia proiezione?". Quando ci troviamo a giudicare o colpevolizzare gli altri, infatti, possiamo riconoscere che il gioco dell'Ombra è in atto, in quanto ciò che imputiamo all'esterno ci appartiene. Se vogliamo affermare la verità dietro le apparenze dobbiamo invertire le nostre affermazioni:

"Il mondo mi rifiuta" "Io voglio rifiutare gli altri"
"Al lavoro tutti mi criticano!" "Io voglio criticare i miei colleghi"
"Non sopporto le ingiustizie su chi non sa difendersi!" "Voglio essere ingiusto e sopraffare i deboli!"
"Odio le persone false!" "Voglio essere falso con gli altri!"
"Tu mi hai ferito" "Io voglio ferirti"
"Non sopporto chi tradisce" "Io voglio tradire".

Nota - In questa forma le affermazioni sono molto forti, una variante è affermare non:
"Io voglio rifiutare gli altri" ma "Una parte di me vuole rifiutare gli altri"
.

Invertendo il senso della proiezione ci riappropriamo di quelle parti di noi stessi che avevamo escluso. Lo stesso meccanismo è valido anche per l'Ombra positiva, cioè per quegli aspetti luminosi (Bellezza, Compassione, Saggezza, ecc..) che non riconosciamo in noi.

Il mon do è uno specchio

L'universo esterno, in realtà, ci fa solo da specchio
e dobbiamo imparare ad invertire le nostre proiezioni


E. La vera guarigione e la vera soluzione dei problemi è solo esoterica e spirituale!

Essersi allontanati dalla propria unità interiore altro non è che essersi separati dalla Realtà Ultima dell'esistenza, ricomporre questa unità corrisponde a fondersi nuovamente con tale Realtà. Questa Realtà Ultima, questa Fonte Originaria e Meta Finale di tutto ciò che esiste, altro non è che Dio ed è per questo che nell'Advaita Vedanta si è soliti affermare "Aham Brahma asmi" ("Io sono l'Assoluto") e "Tat Tvam Asi" ("Tu sei Quello"). La guarigione e la risoluzione di un problema, da questo punto di vista, diventano un percorso spirituale di ricomposizione della frammentazione del Sé, identificato nella realtà materiale e completamente dimentico della sua vera Essenza.


 


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