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Libro: I Vampiri di Energia

CRONOSOFIA
CS 02. «Il Tempo in Filosofia»



 

Nell’approccio filosofico al concetto di tempo varie domande sono state poste e scuole di pensiero differenti hanno formulato delle risposte anche antitetiche tra loro. Le domande più frequenti sono: qual è l'origine del tempo? Il tempo è qualcosa di assoluto o esiste solo in relazione all'osservazione degli eventi? Il tempo effettivamente scorre oppure no? Il tempo è rettilineo o lo è solo nel breve spazio di tempo che l'uomo percepisce?

Secondo Parmenide di Elea la natura intima dell'esistenza è immobile ed eterna, per cui il senso del tempo e tutti i mutamenti del mondo fisico sono solo delle illusioni (doxa). Se il tempo sussistesse ciò che esiste dovrebbe venire all'esistenza da un non essere, concetto da Parmenide reputato assurdo. "L'essere è e il non essere non è", per cui ciò che è non può iniziare o cessare di essere, perché questo implicherebbe che ad un certo punto il non essere sarebbe e l'essere non sarebbe.

"Essendo ingenerato è anche imperituro, tutt'intero, unico, immobile e senza fine. Non mai era né sarà, perché è ora tutt'insieme, uno, continuo. Difatti quale origine gli vuoi cercare? Come e donde il suo nascere? Dal non essere non ti permetterò né di dirlo né di pensarlo. Infatti non si può né dire né pensare ciò che non è." "L'essere come potrebbe esistere nel futuro? In che modo mai sarebbe venuto all'esistenza?"

Parmenide di Elea (515-450 a.C.)



Secondo Eraclito di Efeso tutto ha origine dal Fuoco (che condensandosi diventa Aria, Acqua e Terra), la cui natura è di essere in perenne mutamento e da questo deriva che l'essenza della Natura è proprio il suo continuo divenire, espresso nell'aforisma "panta rhei" ("Tutto scorre").

Per Eraclito la natura del tempo è comunque ciclica; sembra che a lui si debba il termine "ekpyrosis" (conflagrazione) che rappresenta la grande deflagrazione dell'Universo alla fine del suo ciclo per essere poi ricreato (palingenesi) ed essere distrutto di nuovo in un ciclo eterno. Anche per Eraclito, comunque, al di sotto del continuo mutamento vi è un Logos, una verità ed un'armonia profonda che governa tutto ciò che esiste e la perenne dialettica fra contrari, riconducendo ad un'Unità la molteplicità apparente del mondo naturale ("Ascoltando non me, ma il logos, è saggio convenire che tutto è uno").


Eraclito di Efeso (535-475 a.C.)



Per Platone (428-347 a.C.) il tempo è "l'immagine mobile dell'eternità", come scrive nel "Timeo". Al di sopra dei fenomeni esiste l'Iperuranio, eterno ed immutabile, per cui i concetti di passato, presente e futuro hanno un senso solo rispetto alla realtà sensibile e, nel loro flusso circolare, rimandano all'eternità a loro sovrastante, di cui sono un mero riflesso (l'immagine mobile di ciò che è immobile, appunto).


Platone

Platone (428-347 a.C.)



Per Aristotele (384-322 a.C.) il tempo è potenzialmente infinito (mentre ritiene finito lo spazio) e lo  riconduce ad un numero. Il tempo, infatti, è per lui la misura del movimento, il modo in cui "contiamo" quanto le cose si muovono ("Questo, in realtà, è il tempo: il numero del movimento secondo il prima e il poi"). Il tempo esiste laddove esiste il movimento, al di là delle cose che mutano vi è solo Dio (Theòs) che ne rappresenta il motore immobile, eterno e immateriale. Dio è la causa di ogni movimento poiché tutte le cose tendono a Lui, quindi pur non muovendosi muove tutto!

Aristotele si chiede anche se il tempo potrebbe esistere senza la coscienza, cioè l'anima, dato che non ci può esser nulla da contare se non c'è nessuno che conta, e il computo del tempo implica appunto l'aver coscienza della successione dei numeri contati.

L'infinito potenziale del tempo è visto sia verso il passato che verso il futuro, a differenza di quanto è concepito nella dottrina platonica, che postula un Demiurgo che dona un inizio dei tempi. Il tempo è visto come eterno, senza inizio né fine, sebbene modulato da cicli. C'è da precisare che per Aristotele il tempo rappresenta un paradosso: nel IV libro della Fisica inizia la trattazione affermando che il tempo non esiste: il passato perché non c'è più, il futuro perché non c'è ancora, il presente, l'istante (nyn) non è nel tempo perché semplicemente separa ciò che è passato da ciò che è futuro. "Per un verso, esso è stato e non è più, per un altro verso esso sarà e non è ancora", da questa premessa si orienta poi sul rapporto tra tempo e movimento proprio per cercare di darne una connotazione più concreta.


Aristotele (384-322 a.C.)



Per Sant'Agostino (354-430) il tempo nasce al momento della creazione dell'Universo da parte di Dio, non esiste quindi un "prima" della Creazione, così come non esisterà un "dopo", in caso contrario verrebbe contraddetto il dogma dell'immutabilità di Dio. Nelle "Confessiones" Sant'Agostino afferma che il tempo esiste solo come dimensione dell'anima umana; la sua definizione esatta è: "distensio animae" (distensione dell'anima), in quanto l'esistenza si distende tra l'attenzione (presente), la memoria (passato) e l'attesa (futuro). Poiché, però, la percezione temporale avviene tutta nel presente, le tre dimensioni temporali sono più correttamente definite come: presente del passato, presente del presente, presente del futuro.

E' la nostra mente a misurare il tempo, che quindi non ha una vera e propria oggettività e da qui deriva anche la difficoltà di definirlo; non a caso quando Sant'Agostino chiede a se stesso che cosa sia il tempo, arriva ad affermare: "Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so".

Ad un livello il tempo sembra neppure esistere: "Se dunque il presente, per essere tempo, deve diventare passato, come possiamo dire di lui che esiste, se l'unica ragione del suo esistere è che non esisterà, non potendo cioè realmente dire che il tempo esiste se non in quanto tende a non esistere?".

Sant'Agostino (354-430)



Per il filosofo tedesco Immanuel Kant (1724-1804) il tempo e lo spazio sono forme "pure" della sensibilità, che sussistono prima di ogni esperienza e grazie alle quali riordiniamo i dati fenomenici. In pratica Kant concepisce spazio e tempo non come realtà esterne ma come un modo di organizzare i dati sensibili della realtà: noi percepiamo le cose l'una accanto alle altre (spazio) e l'una dopo l'altra (tempo) solo perché questo è il nostro modo di percepirli.

Nella "Critica alla ragione Pura" Kant afferma che: "Lo spazio non è altro se non la forma di tutti i fenomeni dei sensi esterni" ed "Il tempo non è altro che la forma del senso interno, cioè dell'intuizione di noi stessi e del nostro stato interno".

Immanuel Kant (1724-1804)

Nella realtà assoluta di Dio il tempo, come lo spazio, non esiste (perché ogni cosa è percepita in totalità ed allo stesso tempo, grazie all'onniscenza divina), mentre il tempo esiste nella mente finita dell'essere umano come condizione a priori dell'esperienza, cioè presente interiormente nell'individuo ancora prima che i dati giungano tramite i sensi (se gli esseri umani non fossero capaci di avvertire lo scorrere del tempo non sarebbero neanche capaci di percepire il mondo sensibile e i suoi oggetti). La percezione del tempo e dello spazio sono appunto funzioni trascendentali perché, pur acquistando senso e significato solo in riferimento all'esperienza, tuttavia non appartengono a quest'ultima poiché esistono a priori. Ulteriori attributi di tempo e spazio secondo Kant è che sono universali, appartengono a tutti, e necessari, in quanto nessuno ne può fare a meno.




Il filosofo tedesco Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831) concepisce lo Spirito (dell'essere umano) come continuamente spinto in avanti sulla strada della verità (Dio stesso) per mezzo alla costatazione dell'inadeguatezza dei risultati fino ad allora raggiunti. Lo Spirito non ha riposo, è sempre inquieto e cerca sempre di agire e di superare sé stesso; il tempo è la successione delle esperienze verso la verità ed è costituito di memorie di tentativi falliti, cioè delle esperienze di verità parziali; è una negatività che sopprime se stessa. Scrive Hegel: "il tempo è l'Essere che, quando è, non è, e quando non è, è"; in pratica lo Spirito per autoconoscersi deve appropriarsi di ciò che non è, e questo appropriarsi e conoscersi per negazione è ciò che avviene nel tempo.

"Il tempo è l'emissario dello spirito, ciò che ne esprime la negatività sul piano reale, ciò che promana dunque dal carattere negativo con cui lo spirito si forma". (Tratto da "Hegel e la storia: nuove prospettive e vecchie questioni" di Marcello Monaldi)

Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831)



Martin Heidegger (1889-1976) nella sua opera maggiore: "Essere e Tempo" (1927) parte dalla domanda: "Cos'è l'essere?" ed arriva a definire l'essere umano come progetto e gli oggetti della fisicità (enti intramondani) come gli strumenti di tale progetto, il cui fine è proprio prendersi cura di tali oggetti, di prendersi cura, quindi, del mondo, o per cambiarlo o per mantenerlo. Poiché ogni progetto è limitato dalla morte, l'essere umano si ritrova calato in una dimensione temporale: il passato è il punto di partenza e il fondamento delle possibilità a venire ed il futuro è l'opportunità di conservazione o mutamento del passato. Il progetto che costituisce l'essere si estrinseca e trova il suo significato nel tempo e da qui sorge l'equivalenza del pensiero heideggeriano: l'essere è il tempo e il tempo è l'essere! Il tempo è il senso del nostro essere in quanto rende possibile l'esprimersi nel mondo, l'esserci nel mondo; per questo, secondo Heidegger, la scienza non può dirci che cosa sia il tempo, ma può solo misurarlo. Con un orologio è, infatti, possibile misurare l'"ora", ma la scienza ignora cosa sia questo "ora" non essendo una realtà oggettiva ma soggettiva.


Martin Heidegger (1889-1976)



"Un grande contributo alla riflessione sul problema del tempo lo si deve al filosofo francese Henri Bergson il quale, nel suo Saggio sui dati immediati della coscienza osserva che il tempo della fisica non coincide con quello della coscienza. Il tempo come unità di misura dei fenomeni fisici, infatti, si risolve in una spazializzazione (come ad esempio le lancette dell'orologio) in cui ogni istante è oggettivamente rappresentato e qualitativamente identico a tutti gli altri; il tempo originario, invece, si trova nella nostra coscienza che lo conosce mediante intuizione; esso è soggettivo, e ogni istante risulta qualitativamente diverso da tutti gli altri". Tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Tempo


ULTERIORI CONTRIBUTI SULLA NATURA DEL TEMPO

L'ingegnere e pilota irlandese John William Dunne (1875-1949) sviluppò una teoria del tempo dove considerava la percezione del tempo similarmente alle note suonate su un piano. A seguito di un sogno premonitore dell'eruzione del monte Pelée, nelle isole francesi di Martinica, nel 1902, si rese conto che i sogni potevano contenere delle precise connessioni con gli eventi reali e tenendo traccia dei propri sogni si rese conto che contenevano eventi passati e futuri in quantità equivalenti. Da questo concluse che nei sogni riusciamo a sfuggire al tempo lineare. Pubblicò le sue idee in "An Experiment with Time" ("Un esperimento col tempo" - 1927) e scrisse in seguito altri libri sull'argomento.

Peter D. Ouspensky (1878-1949), allievo di Gurdjieff, scrive nel suo "Frammenti di un insegnamento sconosciuto" che il tempo corrisponde alla Quarta Dimensione e che esistono anche una quinta e una sesta dimensione (temporali).

La successione degli istanti di realizzazione di una data possibilità costituisce la "linea del tempo", ogni istante lascia il passo al successivo, ma ogni momento del tempo ha un'esistenza infinita nell'eternità che possiamo vedere come la Quinta Dimensione, cioè l'estensione sulla seconda dimensione temporale. Nell'eternità le possibilità realizzate sono realizzate all'infinito e quelle non realizzate continueranno all'infinito a rimanere tali.

La realizzazione di TUTTE le possibilità contempla la necessità di un'ulteriore dimensione (la Sesta Dimensione), in quanto esse non possono essere contenute in una "linea" del tempo, come neppure nel "piano" del tempo; ecco quindi che al di fuori della temporalità lineare e dell'eternità esiste una "più alta eternità" dove tutto viene realizzato!


 

Elenco lezioni del percorso Synthesis - Scienze Noetiche



Lo Yoga della Mente e il
Viaggio nel Tempo

Come padroneggiare la mente per riuscire a collassare lo spazio e il tempo
Fred Alan Wolf
Edizioni Macro

 

 

 



Viaggio nel Tempo
Guida per principianti

L'autore collega concetti della fisica teorica con alcune fenomenologie proprie della parapsicologia, in sintonia con le ricerche in corso all'Università di Princeton (all'istituto "PEAR Lab"), dove questi argomenti si stanno studiando seriamente da anni, sia su un piano teorico che sperimentale: in particolare le possibili interazioni tra la coscienza, la materia e gli eventi
J.H. Brennan
Edizioni Macxro

 

 

 

La Quarta Dimensione
Questo libro spiega la natura dello spazio e del tempo e come essi potrebbero mutare nei modi più svariati. Un libro essenzialmentre di natura scientifica e non metafisica
Rudy Rucker
Edizioni Adelphi

 

 

 

Copertina - Oltre le Porte del Tempo

Oltre le Porte del Tempo - Rivivere le vite passate per guarire la vita presente
In questo libro Weiss spiega che la scoperta delle vite passate non è soltanto un'emozionante avventura spirituale: nei luoghi più profondi della memoria, infatti, si trovano le chiavi per risolvere problemi e traumi della vita attuale, per sviluppare il talento, per rifondare su basi completamente nuove il carattere
Brian Weiss
Oscar Mondadori

 

 

 

Copertina - I Misteri del Tempo e dello Spazio

I Misteri del Tempo e dello Spazio
L'Autore presenta una raccolta straordinaria di casi documentati tra i più sconcertanti relativi al paranormale; parla di episodi UFO, Bigfoot, poltergeist, fantasmi, manufatti misteriosi, viaggi nel tempo e molti altri argomenti di casi inspiegabili
Brad Steiger
Venexia Edizioni